Giornata nazionale del mare, Carniel (Cnr): “Bisogna adattare le nostre città all’innalzamento dei mari”

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Sandro Carniel, oceanografo e autore de “Il mare che sale” (edizioni Dedalo) ha spiegato a TeleAmbiente cosa fare per adattare le nostre città a un futuro sott’acqua.

La giornata nazionale del mare – che si celebra ogni 11 aprile – è l’occasione giusta per analizzare lo stato di salute dei mari e degli oceani e capire cosa si può fare per adattare le nostre città e le infrastrutture a uno dei problemi maggiori legati al cambiamento climatico: l’innalzamento delle acque.

Sandro Carniel, oceanografo all’Istituto di Scienza Polari del Cnr e autore del libro “Il mare che sale” (edizioni Dedalo), ha spiegato a TeleAmbiente che la situazione dei nostri mari è abbastanza critica.

“Anche il mare si sta adattando alla grande confusione climatica che l’uomo ha generato negli ultimi 150 anni – ha spiegato Carniel – perché di fatto, come accade al resto del pianeta, anche gli oceani si stanno riscaldando sempre di più. Negli ultimi 150 anni la temperatura media della Terra è salita di circa un grado centigrado che in realtà è un valore enorme proprio perché parliamo di un valore medio e questo si porta dietro conseguenze molto pesanti”.

In particolare, spiega l’oceanografo, sono due le conseguenze sul mare del riscaldamento globale:

  1. Un oceano più caldo aumenta il proprio volume e quindi tende a salire il livello del mare;
  2. Un’atmosfera più calda al tempo stesso aumentata la fusione dei ghiacci che scaricano colossali quantità di acqua dolce negli oceani. 

“Questi due effetti insieme – continua Carniel – fanno sì che il livello del mare sia in continuo aumento e stia in realtà accelerando. Attualmente siamo a circa 4 mm l’anno di crescita”. 

Questa situazione, dunque, metterà in crisi nei prossimi decenni circa 800 milioni di persone in tutto il mondo che vivono e lavorano sulle coste. Ma non c’è proprio alcuna speranza? Per lo scienziato del Cnr bisogna accompagnare questi scenari a un’azione concreta. Su due livelli.

“Uno riguarda la mitigazione e l’altro l’adattamento. Mitigazione significa cercare di ridurre la concentrazione di gas serra, soprattutto l’anidride carbonica, che è la principale responsabile di questo riscaldamento del Pianeta. È una strada obbligata ma molto lunga nel dare frutti. Perché vuol dire agire sulle missioni, contare su tecnologie rinnovabili che non mi emettano anidride carbonica,  abbandonare la strada dell’energia fossile. Vuol dire anche rimuovere dell’atmosfera anidride carbonica con delle tecniche che dovremmo ancora inventare”. 

E poi c’è la strada dell’adattamento. “Una strada – dice Carniel – che ci dà risultati più veloci. Bisogna quindi cominciare a capire che stiamo andando a sbattere contro un muro e quindi proteggerci da subito con quello che sappiamo fare. Con delle opere di protezione rispetto al mare che sale. Opere ingegneristiche sempre più compatibili con l’ambiente, con tecniche di sollevamento della parte critica delle nostre città e via via progettare delle città che abbiano sempre di più la caratteristica di essere una spugna e  di poter trattenere l’acqua“.

Studiare le spugne marine per costruire aerei e grattacieli del futuro

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