Moda, Giorgio Armani Operations nella bufera per sfruttamento dei lavoratori

Il Tribunale di Milano venerdì 5 aprile ha sottoposto ad “amministrazione giudiziaria” la Giorgio Armani Operations spa.

Velocità di produzione, senza pensare alla salute dei lavoratori, per realizzare borse e cinture vendute come accessori di lusso del made in Italy. Questo è il quadro che viene a galla dagli accertamenti dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro negli opifici cinesi nelle province di Milano e Bergamo della società operativa del gruppo Giorgio Armani, la Giorgio Armani Operations spa, motivo per il quale il Tribunale di Milano venerdì 5 aprile ha sottoposto ad “amministrazione giudiziaria” la società (non sono indagati né l’azienda né il suo fondatore).

Il pubblico ministero ha ritenuto che la carenza di controlli abbiano agevolato “colposamente” chi è accusato di caporalato.

Quante volte, passando per una vetrina del noto brand di moda, abbiamo notato i prezzi di una borsa (parliamo anche di 1.800 euro) e ci siamo chiesti quale fosse il prezzo di produzione? Ritmi “massacranti”, macchinari senza dispositivi di sicurezza, immigrati in nero e sfruttati di origini cinesi o pakistane, eccetto una ragazza italiana.

Dalle indagini i militari sono riusciti a tracciare uno schema generale di sfruttamento dei lavoratori delle aziende che ottengono il subappalto non autorizzato da fornitori dei grandi brandi di moda.  Il Tribunale di Milano a gennaio aveva emesso lo stesso provvedimento nei confronti di un’altra società legata a un alto brand di moda, Alviero Martini S.p.a.

Per velocizzare al massimo la realizzazione di ciascun pezzo alla macchina incollatrice, ad esempio, era “stato rimosso l’inserto di plexiglass” necessario per “impedire che il lavoratore accidentalmente” rimanesse impigliato con le mani o con gli indumenti, o ancora la fustellatrice a bandiera era priva del “dispositivo di arresto di emergenza”.

Armani e l’esposto Codacons in procura e all’Antitrust

Dopo la decisione del Tribunale di Milano di disporre l’amministrazione giudiziaria per la Giorgio Armani Operations, il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust e alla procura di Milano per chiedere di accertare se vi siano illeciti come concorrenza sleale o mancato rispetto delle regole di sicurezza sul lavoro.

L’associazione spiega nell’esposto di avere evidenziato il “notevole risparmio da parte del committente, considerati i salari al di sotto dei minimi contrattuali del comparto tessile, l’abbattimento degli oneri di sicurezza, la rimozione dei dispositivi di produzione per accelerarne la produttività, l’abbattimento degli oneri contributivi e assicurativi del personale ecc. Una condotta che potrebbe configurare un pregiudizio alla libera e corretta concorrenza tra le aziende del settore e integrare una forma di pubblicità ingannevole ai danni dei consumatori che ignorano le effettive condizioni di lavoro degli operai addetti alla realizzazione dei prodotti dell’azienda“.

Penalmente, secondo il Codacons, “si potrebbero prospettare rilevanti reati penali tra quello di ‘Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” oltre che la violazione delle norme in materia di sicurezza e salute sul lavoro.