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Giardini & paesaggi aperti: contro la crisi climatica ripartiamo dal paesaggio

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Nel 2020 il consumo di suolo in Italia è stato pari a 15 ettari al giorno, come dire oltre 2 metri quadrati persi ogni secondo.  Il 16% del territorio è coperto da ecosistemi vulnerabili in termini di perdita di biodiversità e il 23% è a rischio alluvionale, più o meno elevato.

Numeri che fotografano come le emergenze climatiche e ambientali siano all’ordine del giorno nel nostro Paese con costi elevatissimi per la comunità e che rendono evidente quanto il paesaggio debba avere un ruolo  centrale  per la ripresa e la ripartenza del nostro Paese  definendo un altro territorio.

Ripartire dal paesaggio/ Restart  è il tema scelto per l’edizione 2021 di “Giardini e paesaggi aperti”, appuntamento annuale di AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio), giunto alla nona edizione che vede l’apertura di numerosi spazi naturali ma progettati in 55 città e 17 province italiane.

Nei mesi di settembre e ottobre, ma gran parte degli eventi sono concentrati il prossimo 25 e 26 settembre, l’Associazione degli architetti paesaggisti propone 28 appuntamenti per conoscere da vicino progetti di paesaggio in varie parti della penisola.

Interventi concreti – dalla grande alla piccola scala – in grado di mitigare le criticità ambientali e climatiche del nostro territorio, di tutelarne la biodiversità, di ridurre i consumi idrici e le emissioni.

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Un esempio è rappresentato dal quartiere Veronetta a Verona.

Giardini privati, cortili e spazi verdi presenti nel quartiere a dimostrazione di quanto il verde urbano può fare per contenere l’inquinamento atmosferico, difendere la biodiversità e contenere l’intensità delle isole di calore.

Al riguardo un recente studio ha calcolato che nelle aree urbane è ospitato il 30% delle piante e degli animali in pericolo e la presenza di alberi in città riesce nelle aree limitrofe a far scendere la temperatura fino a 1,4 gradi.

Una sperimentazione sulle specie di piante tenaci è quella portata avanti nel Giardino della Torre di Zovencedo, a mezz’ora da Vicenza.

Un giardino coraggioso che ospita piante in grado di sopravvivere grazie alla capacità di sopportare la difficoltà del clima e del terreno e con ridotta disponibilità di acqua.

Dalla piccola scala dei progetti di Verona e Zovencedo, alla scala territoriale dell’intervento realizzato nel Parco del Mensola, a nord est di Firenze, che sarà aperto al pubblico il 25 settembre.

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Uno spazio verde connotato dalla presenza del torrente Mensola nel quale grazie a un sistema di casse di espansione esteso per oltre 18 ettari si è riusciti a mitigare il rischio da alluvione, tutelando il valore dell’ecosistema.

Altre visite facilitano invece una riflessione anche sul valore del paesaggio rurale, come quello dei Monti Lessini in Veneto, dei giardini di Grassano in Basilicata e degli oliveti terrazzati di Vallecorsa in Lazio.

Quest’ultimi sono stati iscritti per la loro unicità al Registro nazionale del paesaggi rurali storici del Mipaaf e sono candidati al riconoscimento “Globally Important Agricultural Heritage Systems” della Fao.

Interessante, inoltre, il progetto per il Podere Case Lovara nel Parco delle Cinque Terre: una azienda agricola di 45 ettari recuperata dopo anni di abbandono grazie a un intervento del Fai e dove sono tornati di nuovo a crescere vigne, ulivi e alberi da frutto.

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L’elevato valore estetico ed ecologico che caratterizza il paesaggio rurale italiano è dovuto – tra l’altro – alla ricchezza di specie coltivate, di forme di allevamento, di sistemazioni idraulico-agrarie e di tipologie di insediamenti.

Un esempio di gestione sostenibile che considera contemporaneamente gli elementi strutturanti del paesaggio, l’integrità ecologica, la biodiversità, la resilienza e i servizi ecosistemici.

“Dalla qualità del paesaggio dipende la qualità della nostra vita. Sono molte le sfide nelle quali la qualità del paesaggio può fare la differenza – ha detto Giulia de Angelis, di Aiapp – per questo il progetto di paesaggio diventa decisivo per il benessere collettivo e la nostra salute, per la mitigazione dell’emergenza climatica e delle problematiche ambientali, contrastare fenomeni come il consumo del suolo e la perdita di biodiversità”.

“Ripartire dal paesaggio – ha concluso l’architetto de Angelis – è la chiave di volta per una vera transizione ecologica che riveda i processi di trasformazione, ponendoli in equilibrio con quelli naturali e il capitale naturale, secondo tecniche progettuali precise e competenze specifiche creando, inoltre, una consapevolezza collettiva del valore del progetto di paesaggio alle varie scale e nei vari ambiti territoriali”.

 

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