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Giappone, gli animali ritornano a Fukushima nonostante il livello delle radiazioni

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A nove anni dal disastro di Fukushima alcune aree sono ancora inaccessibili per gli uomini. Tuttavia, il numero di animali che vive nelle zone radioattive sembra essere cresciuto.

I villaggi vicino l’area della centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone sono relativamente calmi. Nella città di Okuma, una delle città della prefettura di Fukushima, gli anziani passeggiano per le strade mentre i residenti acquistano i quotidiani e fanno spesa nei negozi. Ma in alcune aree non è permesso alle persone di entrare. Circa 9 anni fa, l’11 marzo 2011, un terremoto ed un seguente tsunami hanno provocato tre fusioni nucleari ed multiple esplosioni di idrogeno nella centrale di Fukushima. L’incidente ha costretto all’evacuazione 150,000 persone nel raggio di 1000 km2. Ad inizio 2019 le autorità giapponesi hanno stabilito che i livelli di radiazioni ad Okuma, una città di circa 10,000 residenti al tempo del disastro, fossero sicuri e hanno permesso agli abitanti di ripopolare la città. Lo stesso è accaduto in un’altra città, Namie, dove il governo ha revocato l’obbligo di evacuazione per 21,000 abitanti, dei quali solamente 1,000 sono tornati. Alcuni ex residenti si sono detti scettici riguardo il vero livello di sicurezza dell’area mentre altri hanno pensato fosse troppo doloroso ritornare nei luoghi del disastro.

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Nonostante molte aree intorno la centrale siano ancora disabitate, gli animali selvatici come cinghiali, volpe e scimmie delle nevi stanno tornando nelle zone radioattive. Secondo un nuovo studio pubblicato dalla rivista Frontiers in Ecology and the Environment, i ricercatori hanno registrato la presenza di più di 20 specie diverse da Maggio 2016 a febbraio 2017. “Il nostro studio mostra le prime prove del fatto che numerose specie animali si stiano stabilendo nelle aree evacuate dopo il disastro di Fukushima, nonostante la presenza di contaminazioni radiologiche” ha spiegato James Beasley, coautore dello studio. Sono solo due i disastri al mondo considerati come incidenti nucleari di livello 7, il disastro nucleare di Chernobyl nel 1986 e Fukushima.

Nella mappa il beige rappresenta le aree considerate sicure e mai evacuate, in cui le radiazioni non hanno mai sorpassato gli standard di sicurezza. Il verde le aree in precedenza evacuate ma che il governo considera sicure dal 2016 dopo gli sforzi fatti per recuperare il territorio. Quelle in rosso sono le aree che il governo considera “difficili da recuperare“, dove le alte radiazioni possono causare cancro alla pelle.
I ricercatori si sono basati su queste informazioni per studiare l’approccio della fauna in queste aree, riuscendo a scattare oltre 267,000 foto di animali, attraverso delle fotocamere stazionate in 106 località diverse. Nella maggior parte dei casi gli animali si sono comportati normalmente.

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I cinghiali sono stati fotografati circa 46,000 volte, cosa che li ha resi gli animali più presenti nella regione. La metà degli avvistamenti sono stati fatti nelle aree “critiche” dove non è permesso agli uomini di entrare. Nelle città abbandonate i cinghiali selvaggi vagano per le strade in cerca di cibo e si riparano nelle case abbandonate. Secondo i ricercatori questi sembrano essersi moltiplicati da quando gli uomini hanno abbandonato l’area, essendo tra gli animali che si riproducono più velocemente. Alcuni residenti delle zone occupate cacciano i cinghiali per evitare che si riproducano troppo in fretta ma hanno raccontato che gli animali non sembrano più essere spaventati dagli umani. “Ci fissano come per dire ‘cosa state facendo qui?’. E’ come se la città fosse sotto il controllo dei cinghiali” ha spiegato Shoichiro Sakamoto, residente della città di Tomioka.

Il capricorno del Giappone, una specie simile alla capra ma con le gambe lunghe come le antilopi, sembra preferire le zone inabitate. Solitamente questi animali evitano il contatto con gli esseri umani ma secondo i ricercatori preferiscono vivere lontani anche dai cinghiali. Un’altra possibile spiegazione è che il capricorno abbia problemi a vivere nelle zone abbandonate dove le radiazioni sono più alte. I macachi preferiscono le zone critiche mentre le volpi sembrano essersi distribuite equamente in tutte e tre le aree.

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I ricercatori non sono stati in grado di testare il livello di radiazioni negli animali ma pensano che molti siano stati fortemente esposti in base all’area in cui sono stati trovati. Delle ricerche hanno dimostrato che le radiazioni del disastro nucleare hanno contribuito a danni a livello genetico per vermi, ratti, rondini e cinghiali mentre potrebbero aver interferito con l’abilità di riprodursi dell’astore. In generale però il numero di animali sembra essere cresciuto, come successo a Chernobyl, dove gli scienziati sostengono che l’assenza di attività umane abbia portato ad un aumento della fauna.

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