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Ghiacciai, i climatologi italiani: “Stanno scomparendo, bisogna agire subito”

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Dal convegno della FAO a Milano arriva l’appello di climatologi, alpinisti e artisti sulla necessita di agire subito per salvare i ghiacciai italiani e del mondo.

Mentre a Madrid era in corso il vertice mondiale sul clima e l’attivista Greta Thunberg arrivava a Torino con il suo movimento Fridays for Future, si è parlato di cambiamento climatico anche a Milano.

Mercoledì, in occasione della Giornata internazionale della Montagna, al Teatro Dal Verme si è tenuto un convegno organizzato dalla Mountain Partnership della Fao, l’alleanza delle Nazioni Unite che promuove lo sviluppo sostenibile delle terre alte. Sul palco una decina di esperti fra climatologi, alpinisti, scrittori, glaciologi, antropologi: ciascuno a trattare l’emergenza climatica dal suo punto di vista. Nell’occasione il pianista Ludovico Einaudi è stato eletto ambasciatore della Mountain Partnership della Fao in virtù del suo impegno, artistico, e non solo, per la causa ambientalista.

«Le montagne sono essenziali per il pianeta ma sono seriamente minacciate – ha ricordato Hiroto Mitsugi, vicedirettore generale del Dipartimento delle Foreste della Fao -. Tutti noi dipendiamo dalle vette per il  cibo, l’acqua, l’energia, l’aria pulita. La perdita dei ghiacciai avrà conseguenze enormi per tutti, non solo per le popolazioni di montagna.»

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I numeri parlano chiaro: le vette occupano circa un terzo della superficie terrestre e ospitano il 15% della popolazione mondiale, di cui circa il 90% vive nei Paesi in via di sviluppo sotto la soglia di povertà; le montagne regolano tra il 60 e l’80% delle risorse idriche del pianeta; sei delle venti principali colture alimentari sono originarie delle alte quote: dalle patate al mais alle mele.

A queste cifre si aggiungono quelle, drammatiche, sulla salute dei ghiacciai, in rapida ritirata in tutto il mondo: il nuovo rapporto dell’Ipcc stima che entro pochi anni, con le attuali emissioni di gas serra nell’atmosfera, i bacini più piccoli saranno ridotti a grigi nevai. E avanti di questo passo nel 2100 anche i ghiacciai più grandi saranno scomparsi del tutto.

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«La criosfera è un sensore efficacissimo del riscaldamento globale – ha spiegato il glaciologo Michele Freppaz -. Il ghiaccio è effimero e sensibile: fonde facilmente, basta un grado in più. E in quota l’aumento medio delle temperature ha raggiunto ormai il grado e mezzo. Neve e ghiaccio sono un termometro della salute del nostro pianeta: sono dei regolatori naturali dell’ecosistema terrestre e custodiscono straordinarie varietà di vita»

Il loro scioglimento ha un grosso impatto sull’ambiente e sulle popolazioni di montagna, che sono tra le più vulnerabili del pianeta. «Con la fusione dei ghiacciai cambia la gestione delle risorse idriche – ha aggiunto l’idrologa Francesca Casale -. Anche flora e fauna selvatica ne risentono: con l’aumento delle temperature alcune specie si spostano sempre più in quota e altre col tempo saranno destinate a estinguersi».

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A rispondere a scettici e negazionisti dell’emergenza climatica ci ha pensato la fisica e climatologa Serena Giacomin: «La relazione tra attività dell’uomo e riscaldamento globale è più che dimostrata: il 97% delle pubblicazioni scientifiche conferma una correlazione diretta tra gas serra ed effetti sul clima. Non c’è più tempo da perdere, bisogna agire subito: coi fatti, non più solo con le parole».

Già ma come? E come conciliare l’industria del turismo con l’ecosistema alpino? «Intanto avendo un approccio meno egocentrico e più consapevole nei confronti della montagna – ha detto l’alpinista e guida alpina Hervé Barmasse -. Non è più tanto importante che imprese facciamo ma come le facciamo. Basta plastificare le montagne durante le spedizioni! Sull’Everest è un’emergenza, ma anche sulle Alpi sopra i 2000 metri la plastica dovrebbe essere proibita»

 

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