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GERUSALEMME, TENSIONE SEMPRE ALTISSIMA. SONO 4 I MORTI

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Gerusalemme. Il Venerdì della rabbia proclamato da Hamas per protesta contro la decisione di Donald Trump di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme riconoscendola di fatto come capitale dello stato ebraico, ha causato i primi morti.

Il primo è un palestinese di 30 anni rimasto ucciso un un conflitto a fuoco con l’esercito israeliano, al confine con la striscia di Gaza, dove la situazione diventa, ora dopo ora, sempre più incandescente.

Lo ha riferito il ministro della Sanità palestinese che ha anche confermato che i feriti sono più di 250, alcuni dei quali colpiti da colpi di arma da fuoco, mentre la maggioranza è rimasta ferita da proiettili di gomma.

La protesta era stata scatenata dopo l’annuncio ufficiale di Trump che ha spiegato come la sua decisione sia, paradossalmente, da intendere come un primo decisivo passo verso la pace.

Gerusalemme da sempre, fin dalle crociate, vantava uno status di città aperta, sede spirituale delle tre religioni cristiana, ebraica e musulmana.

Uno status siglato da Solimano il Grande e Riccardo cuor di leone, al termine della sanguinosa crociata  finita con la perdita dei cristiani di Gerusalemme.

È questo status è stato mantenuto nei secoli, anche quando Israele conquistò la Cisgiordania. Regione che poi venne assegnata alla Autorità palestinese con gli accordi siglati a Camp David. Ma era sempre restato irrisolto il nodo di Gerusalemme, rivendicata come capitale, sia da Israele che dalla Palestina.

Ci si chiede il senso di questa iniziativa americana, soprattutto dopo che la regione sembrava aver conquistato una sostanziale tranquillità specie dopo la caduta dell’Isis.

 

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