“Da qualche anno è la mia vita. Generazione bellezza è smettere di lamentarsi e darsi da fare per iniziare a generare la bellezza di cui saremmo circondati, esattamente come ha fatto per secoli chi ci ha preceduto”. Intervista esclusiva a TeleAmbiente di Emilio Casalini, conduttore del programma “Generazione Bellezza” di Rai3.

Si è conclusa la seconda stagione di “Generazione Bellezza”, il programma scritto e condotto da Emilio Casalini, su Rai3, un viaggio di 14 tappe che raccontano progetti, storie di persone e comunità, che lottano per generare bellezza, valorizzando il territorio.

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Le tappe di questa seconda stagione come sono state scelte?

“Generazione bellezza” da qualche anno è la mia vita. Non solo raccontarla ma anche lavorare sugli strumenti che generano bellezza, valorizzazione dei nostri territori, identità, consapevolezza del valore di quello che abbiamo. Diciamo sempre potremmo vivere della nostra bellezza, ma noi cosa facciamo per farlo? Generazione bellezza è questo, smettere di lamentarsi, darsi da fare, fare il primo passo e iniziare a generare la bellezza di cui saremmo circondati, esattamente come ha fatto per secoli chi ci ha preceduto.

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Quale di queste storie è quella che ti è rimasta più impressa?

Difficile dirne una, sono talmente tante e potenti le parti emozionali delle persone di queste storie e delle singole comunità che hanno dato spazio ai loro sogni. Questo consente di pensare ai nostri presenti e futuri lavorativi in modo diverso. Se non c’è certezza nel futuro l’unica cosa che rimarrà con te per tutta la vita sei tu, quindi tanto vale cominciare a credere in noi stessi, a capire quello che siamo più portati a fare, ossia i nostri sogni.

Il programma ha avuto una grande risposta sui social. Ti aspettavi questo riscontro dal pubblico?

E’ stato pazzesco ed emozionante. Abbiamo avuto una media del 7,3% con un picco del 9%, cifre incredibili per un programma appena nato. E sui social anche una pagina nuova creata dai telespettatori per poter commentare. Ma anche i tipi di commenti delle persone coinvolte che dicono “noi siamo vivi, siamo un Paese pieno di vita dobbiamo darci da fare”.

Tutela dell’ambiente è sinonimo di tutela della bellezza. Nelle storie che ti hanno raccontato quanta attenzione e sensibilità c’è su tematiche come quella ambientale e della sostenibilità? 

Tantissima. Dobbiamo cominciare a ragionare in maniera connessa. Tutto quello che raccontavo si basava su tematiche ambientali. La via degli dei, un cammino di valorizzazione del territorio con un turismo slow, la cura dell’Alto Adige e il livello di sensibilità che hanno, o la cura a Pollica di un sindaco che difende l’ambiente di fronte all’abusivismo edilizio. E poi l’esempio della comunità di Sciacca. L’ambiente diventa sostenibile perché tutti lavorano verso la stessa direzione. Quando connetti le persone automaticamente tutto diventa più forte perché riguarda la comunità. Dentro a questo progetto c’è un responsabile della sostenibilità, Stefano Siracusa, che lavora con Marevivo. Questo per dire che tutto si connette e crea economia della bellezza

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L’ultima puntata della stagione girata in Sicilia “Il cantico delle periferie” evidenzia come la riqualificazione urbana, specie delle periferie, sia un concetto chiave per generare bellezza, possiamo dirlo?

E’ totalmente connesso. Riqualificazione urbana significa riconnettere le persone con se stesse, riportarle in un ambiente in cui stanno bene e si può anche partire da dove c’è l’abbandono. Quindi riqualificazione delle persone con l’ambiente in cui viviamo. Il mondo è cambiato. Questo programma è finito ma funziona benissimo sulle piattaforme, quindi c’è una creazione dei contenuti rispetto al valore delle cose che continua. Il programma continua ad essere trasmesso su Raiplay ma è una generazione di nuove riflessioni, quindi qualcosa di vivo.

Prevista una prossima stagione?

Con la risposta che c’è stata mi auguro davvero che ci sia.

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