GASDOTTO TAP, A MELEDUGNO BRUCIANO LE BANDIERE M5S. PREMIER CONTE: “DATE LA COLPA A ME”

Tap.  Tessere elettorali e bandiere del M5S bruciate nella manifestazione No Tap nel leccese.

Oltre trecento attivisti No Tap, incuranti di pioggia e vento forte, si sono ritrovati sul lungomare di San Foca di Melendugno, simbolo delle battaglie contro il gasdotto, per urlare ai parlamentari del M5S che sono dei “traditori“.

Tra le fiamme anche le foto di alcuni parlamentari del Movimento, a cominciare da quella del ministro per il Sud, Barbara Lezzi, alla quale i manifestanti hanno gridano a squarciagola: “vattene dal Salento“.

Dura la replica della Lezzi: “non mi fanno paura perché non ho niente da temere”, nessuno “può dirmi dove andare, a casa mia ci torno quando e come voglio, perché non ho nulla di cui vergognarmi e vado a testa alta”.

In un video messaggio sulla sua pagina facebook il ministro Lezzi, si rivolge agli abitanti di meledugno, ribadendo che sarà impossibile fermare la realizzazione del Tap: “Per noi – dice – questo è un grande dolore. Dobbiamo prendere atto dell’impossibilità di fermare questo grande dolore, che è prima di tutto per noi che abitiamo quel territorio”.

Poi attacca Forza Italia e Partito Democratico sul cambio di approdo della Tap a Brindisi, come richiesto dal presidente della Puglia Michele Emiliano: “alla richiesta, seppur tardiva, di far diventare il comune di Melendugno sito di interesse comunitario, Emiliano ancora non agisce, sta fermo, sono tutti bravi a parlare dopo”- sottolinea.

“Dov’era Forza Italia quando si decideva di fissare Melendugno per l’approdo del Tap? A votare si’ – afferma il ministro Lezzi – Poi arrivano le elezioni, Berlusconi si sveglia e dopo 5 anni dice ‘forse non sarebbe il caso di non farlo a Melendugno’. Dove era lui e Forza Italia in questi anni, si erano addormentati?”

Non mancano le critiche anche per l’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda al quale dice: “con che coraggio parla ancora? Venga in Puglia a parlare nelle piazze dopo quello che ha combinato. Le sa le cose: oggi ha detto che ci sono i risarcimenti. Ma li ha letti prima pero’, e perchè non li ha detti e non ne ha parlato?”.

Alla Lezzi, replica con un post sulla sua pagina il Sindaco di Meledugno: “Quando fu candidata al Senato la ministra Barbara Lezzi firmò, insieme a tutti gli altri candidati M5s, un impegno scritto per cercare di fermare Tap da eletta. E, il giorno dopo il suo giuramento da ministra, mi telefonò per dire che avremmo lavorato insieme al ministro dell’Ambiente per trovare il modo di fermare Tap” – scrive Marco Poti’ – “Abbiamo ascoltato, increduli e delusi, le parole della senatrice Lezzi – si legge ancora – non ho mai chiesto le sue dimissioni, ne’ quelle dei suoi colleghi. Facesse lei da sola i conti con la propria coscienza. Non le ho mai detto di non tornare nel Salento. Io non sono nessuno per dirlo o impedirlo. Può farlo come, quando, dove vuole. A testa alta o a capo chinato”.

Il sindaco contesta poi la parte del videomessaggio in cui Lezzi lo definisce un “teppistello, che fa parte di una genealogia di baroni che a Melendugno l’ha fatta da padroni”, dichiarando che “Melendugno non è una baronia, ma un paese democratico e civile”.

E mentre, le avverse condizioni meteo marine, con forte vento di scirocco e mare grosso, fanno slittare l’avvio delle attività di Tap in mare propedeutiche all’arrivo dell’Adhe’mar de Saint-Venant, la nave posatubi di Saipem che dovrà installare il palancolato sul fondale in località San Basilio, a San Foca, dove sarà realizzato il punto di uscita del microtunnel del gasdotto, il premier Conte prova a sedare gli animi con un lettera aperta ai cittadini di Meledugno.

Date la colpa a me” – dice – “i parlamentari non c’entrano”.

“Il complesso delle verifiche effettuate non ci offre alcuna possibilità di impedire la realizzazione del progetto Tap: allo stato, non sono emerse illegittimità o irregolarità dell’iter procedurale – si legge nella lettera –  Gli accertamenti compiuti e gli impegni già assunti ci precludono persino una più compiuta valutazione dei costi/benefici che il progetto Tap trae con sé. Non ha senso, infatti, elencare e approfondire i benefici che l’opera apporterebbe quando i costi della sua interruzione risultano insostenibili.

Su quest’ultimo punto sarò chiaro – sottolinea – chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche.

Una frase, rivolta soprattutto a quella fronda del M5S che vuole fermare la Tap.

I “dissidenti“, con la deputata Sara Cunial insistono sull’assenza di penali “perchè sono subordinate agli accordi tra il Governo e Tap, che l’Italia non ha firmato”.

Ma il premier, nella sua lettera,  ripercorre le tappe della vicenda e conclude: è “certo che interrompendo il progetto, lo Stato verrebbe coinvolto in un contenzioso lungo e perdente, i cui costi potrebbero aggirarsi, in base a una stima prudenziale, tra i 20 e i 35 miliardi“.
Quasi una finanziaria. E il premier definisce “ingenerosi” gli attacchi agli eletti 5S da parte dei No Tap contro i quali interviene anche Salvini: “Fuoco e minacce non sono mai la
soluzione”.

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