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La situazione si è finalmente sbloccata, ma non per merito di Gazprom.

Tornano i flussi di gas in Italia attraverso l’Austria. L’annuncio è stato dato, per prima, da Gazprom, che ha spiegato di aver trovato una soluzione per riprendere le forniture tramite il gasdotto del Tarvisio, interrotte da sabato scorso per la “dichiarata impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria”. Per sbloccare l’impasse, causata dalla nuova normativa austriaca, Eni avrebbe pagato una cauzione da 20 milioni di euro.

Il gas bloccato in Austria

La normativa, entrata in vigore in Austria proprio sabato primo ottobre, prevede che il gas vada consegnato dagli operatori internazionali al confine con il Paese, e non trasportato all’interno. Per rispettare la normativa, all’operatore austriaco andrebbe depositato un deposito cauzionale, che però Gazprom non aveva pagato. Per quel motivo, la fornitura di gas destinato all’Italia era stata bloccata.

La cauzione pagata da Eni

Con tutta probabilità, la situazione si è sbloccata con il pagamento di un deposito cauzionale di circa 20 milioni di euro. Effettuato non da Gazprom, ma da Eni, che pur non diffondendo dettagli ha spiegato: “La ripresa delle forniture è stata resa possibile dalla risoluzione da parte di Eni e delle parti coinvolte dei vincoli che derivano dalla nuova normativa introdotta dalle autorità di regolamentazione austriache“.
La situazione si è finalmente sbloccata e Gazprom può tornare a fornire il gas a Eni presso il punto di scambio austriaco. Claudio Descalzi, ad di Eni, due giorni fa aveva comunque citato il mancato pagamento di Gazprom al trasportatore: “Parliamo di 20 milioni di garanzie su miliardi di euro di gas, vediamo se riusciamo a subentare e fare questo sforzo, è una cosa che si poteva evitare. Diventa difficile pensare che una società che vuole pagare in rubli possa mettere garanzie in euro“.

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