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G7, la vera sfida per i leader è salvare il clima. Mario Draghi parlerà di ripresa economica ed ambiente

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Al G7 in Cornovaglia si parlerà soprattutto di pandemia e ripresa economica. La vera sfida, però, è quella per il clima. Ne parlerà anche Mario Draghi.

Al G7 in Cornovaglia, al via ufficialmente da oggi, si parlerà soprattutto della lotta contro la pandemia di Covid-19 e della ripresa economica dopo la crisi. La vera sfida per i leader delle sette potenze mondiali giunti in Gran Bretagna, però, è un’altra: contrastare la crisi climatica. Un argomento che sarà affrontato nei prossimi giorni ma che forse è il tema più complesso di tutti. Si inizia tra l’altro col piede sbagliato: il premier britannico, Boris Johnson, è già finito al centro delle polemiche per aver raggiunto la Cornovaglia con un jet privato, non proprio il mezzo più ‘green’ possibile.

Come spiega il Guardian, il 2021 non è un anno come gli altri e non solo per la lotta alla pandemia. La sfida più grande è quella climatica: i livelli di CO2 nell’atmosfera non sono mai stati così alti negli ultimi quattro milioni di anni, mentre le emissioni di gas serra ed il riscaldamento globale continuano a crescere. In questo momento non solo il tema va affrontato concretamente, ma non sono ammessi errori. L’economista ed esperto ambientale britannico, Nicholas Stern, ha messo in guardia i leader del G7: “Questo è un momento cruciale, siamo di fronte ad un bivio e si apre un decennio decisivo. Non possiamo fallire sul clima, altrimenti ogni ripresa post-pandemica sarà vanificata“.

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Da tempo, la scienza ha messo in guardia il mondo e i suoi leader: per contenere il riscaldamento globale di 1,5°C occorre dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030. Se ciò non accadesse, i centri costieri e quelli posti poco al di sopra del livello del mare sarebbero a rischio in tutto il mondo, per non parlare dei problemi che potrebbe causare l’aumento incontrollato delle temperature. “Negli ultimi 10 anni abbiamo fatto piccoli passi avanti sulle rinnovabili e sui veicoli elettrici, ma abbiamo tagliato troppo poco le emissioni. Il bilancio non è sufficiente, serve un’inversione di rotta o sarà la fine“, aggiunge Lord Stern.

Le potenze del G7 (Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Canada, Francia, Germania e Italia), insieme all’Unione Europea, hanno ribadito l’impegno a rispettare gli obiettivi minimi dell’Accordo di Parigi. Sul piano pratico, però, ci sono delle differenze. Tutti mirano alle emissioni zero entro il 2050, ma con tappe diverse. Il Regno Unito vuole tagliare le emissioni del 68% entro il 2030 e del 78% entro il 2035 (rispetto ai livelli del 1990), gli Stati Uniti del 50% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005) e l’Unione Europea del 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). Si va in ordine sparso e ci sono anche Paesi membri del G7, come Giappone e Canada, che non hanno ancora adottato misure adeguate e sono sotto pressione in vista della Cop26 di Glasgow, in programma a novembre.

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A parole, i Paesi del G7 sono tutti d’accordo nel dover ridurre i combustibili fossili, ma in questo momento di ripartenza economica nessuno punta sulle energie rinnovabili e il livello globale di CO2 potrebbe raggiungere un picco record. Al di fuori del G7 la situazione è ancora più drammatica: la Cina è la seconda economia mondiale ed il maggiore responsabile delle emissioni, nonostante anche Pechino abbia dichiarato l’obiettivo a lungo termine delle zero emissioni entro il 2050. La Cina, però, non è una democrazia e ha uno status di Paese in via di sviluppo che però non le si addice molto. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, ha lanciato l’allarme: “Più del 90% delle emissioni nei prossimi 20 anni arriveranno dalle economie emergenti, che però rappresentano meno del 20% degli investimenti globali sull’energia pulita. Dobbiamo accelerare la transizione energetica in quei Paesi“.

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Proprio per questo, da più parti e da diversi anni, viene chiesto ai Paesi più ricchi di aiutare quelli in via di sviluppo a investire nelle rinnovabili. Non si è mai andati oltre impegni verbali e non si è mai investito in tal senso. L’onere e le pressioni sono tutti a carico delle potenze del G7, che sono ora chiamate ad agire in vista della Cop26. Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, ha dichiarato: “Siamo lontani da una finanza del clima. I soldi ci sono e lo dimostrano gli investimenti per far fronte alla pandemia, ma le maggiori economie mondiali continuano a investire nel fossile“.

Oltre agli investimenti per il clima, al G7 si discuterà anche di quelli necessari a sconfiggere la pandemia anche nei Paesi più poveri. Anche in questo caso, denunciano le maggiori ong al mondo, oltre alle promesse verbali non sono state adottate misure sufficienti. Di questo parlerà anche Mario Draghi, che questa mattina ha raggiunto la Cornovaglia e incontrerà, per la prima volta in presenza, Joe Biden. Il presidente del Consiglio parteciperà a tutte le sei sessioni di lavoro previste nei prossimi tre giorni, ma soprattutto sarà ‘lead speaker’ di quella dedicata alla ripresa economica (in programma oggi) e di quella che invece tratta i cambiamenti climatici (in programma domenica). Nell’ultima sessione è prevista anche la partecipazione dei vertici di Onu, Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale e Ocse.

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