Fusione nucleare, quanto manca all’arrivo sul mercato dell’energia del futuro?

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Il professor Caruso a TeleAmbiente: “Attualmente la data prevista è il 2050. Oggi però bisogna decidere come arrivare a quella data. Oltre le rinnovabili, bisogna scegliere tra carbone e fissione nucleare”

Con il protrarsi della guerra in Ucraina continua il dibattito sulla necessità di diversificare il mix energetico italiano ed europeo e allo stesso tempo non compromettere la lotta al cambiamento climatico.

Ma intanto nel lungo periodo gli occhi sono puntati su una tecnologia che potrebbe risolvere tutti i problemi, sia energetici che climatici: la fusione nucleare.

Gianfranco Caruso, Professore di impianti nucleari all’università La Sapienza di Roma. A che punto siamo con la sperimentazione sulla fusione nucleare?
“Siamo a buon punto. La sperimentazione sulla fusione nucleare è iniziata ormai da 50-60 anni. Da allora sono state realizzate e sperimentate diverse macchine che sono state passi fondamentali verso quello che sarà l’impianto sperimentale completo e di dimensioni significative che è quello attualmente in costruzione a Cadarache, in Francia: l’impianto Iter che dovrebbe iniziare le operazioni intorno al 2025 e fornirà tutte le indicazioni più utili per fare il passo successivo e cioè la creazione dell’impianto DEMO che sarà il prototipo degli impianti commerciali”. 

Quando arriverà DEMO e quando poi gli impianti commerciali?
Per Demo si parla del 2040 circa. Per la filiera di reattori nucleari commerciali l’orizzonte è dal 2050 in poi. Questa, almeno, è la road map. Ma la complessità della questione relativa alla fusione nucleare è tale che a volte quando si risolve una difficoltà e si fa un passo avanti, nascono altri problemi magari non previsti. E questo può portare ritardi come è già successo in passato. Io ricordo quando ero studente, negli anni Ottanta, si diceva che avremmo avuto la fusione nucleare per scopi civili a livello commerciale dopo 25 o 30 anni. Quegli anni sono passati e questo non è avvenuto”

L’arrivo della fusione nucleare intorno al 2050, dunque, è la luce in fondo al tunnel. Ma non c’è il rischio di arrivare alla fine del tunnel quando sarà ormai troppo tardi per la Terra e i danni causati dal cambiamento climatico saranno ormai irreversibili?
“Questo d
ipende da come decideremo di coprire il periodo che va da oggi a quando arriverà la fusione nucleare. Le soluzioni non sono tante. Di sicuro bisognerà dare impulso il più possibile rapido alle fonti rinnovabili. La questione, però, è che c’è una parte residuale di energia che le fonti rinnovabili non possono coprire per questioni di intermittenza e di quantità di energia. E allora la scelta vera riguarda come coprire quella parte residuale. Sicuramente ci sarà a livello mondiale chi tra 20 o 30 anni brucerà carbone oltre che gas. Almeno nei paesi dove non si è fatta una scelta nucleare in senso più ampio. Paesi, cioè, dove c’è la fissione nucleare come in Francia, Finlandia, Cina. Sono 450 i reattori a fissione nucleare attualmente attivi nel mondo. Forse andrebbe un po’ incrementata la quantità di energia prodotta nel mondo da reattori a fissione nucleare così da arrivare più tranquillamente e senza emissioni di CO2 al momento in cui sarà pronta la fusione nucleare”. 

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