FUMETTI IN ITALIA, STORIA E ARTISTI. TEX, ZAGOR, MISTER NO E ALTRI

Fumetti in Italia. Nella storia dell’arte si è sempre notato come i massimi esponenti del periodo tendevano chi più o chi meno a riunirsi insieme in contesti cittadini, esaltando così la città che “subiva” questa invasione e rendendola la capitale immaginaria di quei movimenti. Roma e Firenze durante il Rinascimento, la Factory di New York di Andy Warhol durante l’esplosione della Pop Art negli anni 60/70, i grandi del Grunge tutti riuniti a Seattle e dintorni, ogni singolo luogo è servito come punto di unione e di raccordo tra i grandi di quel periodo.

Anche in un ambito che alcuni reputano “inferiore”(non da me naturalmente), come il fumetto abbiamo assistito durante gli anni a uno spostamento del focus da quelli storici del nord (Milano e Bologna) a quella che al momento considero la capitale italiana del fumetto, cioè Roma.

Ma partiamo dagli inizi:negli anni 60/inizio 70,come ho detto,la base logistica di tutti i comics italiani era a Milano, vuoi per tutta una serie di fumetti underground che uscivano i quel periodo (dagli erotici,che hanno dato una spinta enorme al fumetti in quegli anni e a cui probabilmente dedicherò un articolo, a quelli da edicola, come gli allegati dei giornali), ma soprattutto perché quella che era la più grande Casa Editrice italiana aveva sede lì: parlo naturalmente della Sergio Bonelli Editore. La Bonelli, che al momento resta comunque la numero uno italiana in quanto a vendite di fumetti, raccoglieva intorno a se tutti i migliori disegnatori dell’epoca,anche perché il sogno di tutti i fumettisti era disegnare Tex, Zagor, Mister No e tutti gli altri bestseller Bonelliani (e non solo,visto che il maggior concorrente di Tex, il Diabolik delle sorelle Giussani era edito anch’esso a Milano) e a quei tempi le tavole andavano consegnate fisicamente agli editori per poter essere stampate. Quindi anche per i disegnatori di fumetti non residenti a Milano erano costretti a trasferirsi nel capoluogo lombardo o nei dintorni, per evitare di dover spedire le tavole con conseguente rischio di perderle.

Gli anni passano però e nuove realtà nascono in Italia: siamo a cavallo tra i 70 e gli 80 e il focus si sposta in Emilia, dove assistiamo alla nascita dei Maestri di un nuovo tipo di fumetto, lontano dai canoni seri e realistici dello stile Bonelli. Sono gli anni dei grandi del fumetto comico, delle proporzioni sballate, dell’umanizzazione degli animali, dello scherzare sull’attualità e sui temi storici, sono gli anni di Bonvi (Franco Bonvicini), di Silver (Guido Silvestri), di Bonfa (Massimo Bonfatti) e di tanti altri autori e disegnatori sparsi tra le province di Bologna e di Modena. Sono gli anni di Lupo Alberto, di Cattivik, delle Sturmtruppen (uscite a fine 60,ma edite in albi sono a fine anni 70)e della nascita delle grandi case editrici italiane come la Star Comics e la Play Press che hanno trascinato il fumetto italiano fino al decennio successivo.

Siamo negli anni 90 e in Italia si assiste all’esplosione del fumetto estero. I comics americani arrivano nelle edicole e nelle fumetterie in quantità industriale,seguendo quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dove i fumetti stanno vivendo una nuova Età dell’Oro,con tirature da decine di milioni di copie e con fumettisti ascesi al rango di Rockstars. Si vive un periodo di mutamento incredibile in America,dove i disegnatori si liberano dal gioco della case editrici e si riuniscono per auto prodursi, dove iniziano veramente uscire centinaia di fumetti al di fuori dei poteri forti Marvel e Dc e il mercato è letteralmente sommerso. C’è richiesta anche in Italia per questi fumetti underground che vengono scoperti tramite riviste specializzate ma soprattutto tramite internet che proprio a metà anni 90 inizia a entrare nelle case degli italiani. Le fumetterie quindi si adeguano e iniziano a importare produzioni americane originali, aggiungendo anche questo mercato a quello già immane dei Best seller Marvel e Dc tradotti dalla Star Comics e dalla Play Press. Aggiungete a questo l’esplosione dei Manga e capirete come in Italia per i fumetti nostrani praticamente in quegli anni non ci fosse spazio,con i soli Bonelliani (Dylan Dog su tutti)a tenere botta.

Tocca aspettare il 1997 per la rinascita del fumetto italiano,che ha un nome e cognome: Leonardo “Leo” Ortolani e il suo Ratman che con il suo bimestrale edito dalla Panini Comics riusciva a fare numeri di vendite che spesso e volentieri superavano i best Sellers Bonelliani e Marvel. Ma di Ortolani e del suo Ratman parlerò in un altro articolo.

Il primo decennio del 2000 non è un buon anno per i fumetti, c’è veramente troppa scelta in giro e le case più piccole spariscono dai radar,riassorbite dalle grandi Case Editrici,sia in Usa che in Italia. I fumetti nostrani si reggono sui soliti bonelliani, su Ratman e su tante realtà auto prodotte che sfruttano le grandi fiere del Fumetto (Lucca,Romics e tante altre)o i webcomics su internet per farsi conoscere dal grande pubblico.

Siamo arrivati al 2011 e tra le tante realtà auto prodotte spunta quello che sarà il Golden Boy del fumetto italiano, colui che accenderà i riflettori su una realtà romana che non solo grazie a lui stava prendendo sempre più piede: sto naturalmente parlando di Michele Rech, aka Zerocalcare.

E di lui, come degli altri cavalieri che hanno portato Roma al centro dell’Italia fumettistica, parlerò nel prossimo articolo.

Si, ho fatto un preambolo di un articolo che è diventato un articolo esso stesso…

Ps. Non ho citato tra gli Autori italiani personaggi Enormi ma fuori dal contesto regionale che volevo trattare, come Andrea Pazienza, Jacovitti, Manara o Gipi, o come i fumettisti Disney, ma tutti questi mostri sacri mi riservo di trattarli con più cura in un altro momento.

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