Inquinamento

Fukushima, il governo giapponese riverserà l’acqua contaminata nell’Oceano Pacifico

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Il Giappone ha deciso di riversare in mare oltre un milione di tonnellate di acque contaminate dalla catastrofe nucleare di Fukushima. I preparativi per lo sversamento dell’acqua in mare richiederanno secondo gli esperti circa due anni.

Il governo giapponese ha deciso di rilasciare nell’Oceano Pacifico l’acqua contaminata fino ad oggi impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall’incidente nucleare di Fukushima. Lo ha comunicato il premier Yoshihide Suga, confermando le anticipazioni della vigilia e malgrado la netta opposizione dell’opinione pubblica, dell’industria della pesca e dei rappresentanti dell’agricoltura locale.

Fukushima, a dieci anni distanza Greenpeace “piano fallito, ancora contaminata l’85% dell’area”

Cina e Sudcorea hanno criticato con forza il piano del Giappone di rilasciare più di un milione di tonnellate di acqua trattata dalla centrale atomica di Fukushima, danneggiata da sisma e tsunami del 2011, nell’Oceano Pacifico. La Cina ha definito il piano dannoso per la salute pubblica, accusando Tokyo di approccio “irresponsabile“. L’Oceano è “proprietà comune dell’umanità” e lo smaltimento “non è solo questione interna del Giappone”, accusa Pechino. “Comprensione” invece dagli Usa, sicuri della conformità agli standard internazionali.

Il ministero degli Esteri sudcoreano ha convocato l’ambasciatore giapponese Koichi Aiboshi presentando una protesta formale dopo che Koo Yun Cheol, ministro per il coordinamento delle Politiche governative, ha detto che Seul “si oppone con forza” al rilascio in mare di oltre 1,25 milioni di tonnellate di acqua contaminata dalla centrale nucleare di Fukushima, colpita dal sisma/tusnami del 2011. Tokyo “rilascerà l’acqua radioattiva dopo averla diluita a livelli non dannosi per l’uomo. Ma la diluizione non cambierà il totale di radioattività dispersa”, ha denunciato a Seul un’alleanza di 31 gruppi civici anti-nucleare e pro-ambiente. 

I preparativi per lo sversamento dell’acqua in mare, però, richiederanno secondo gli esperti circa due anni. Il governo giapponese ha intrapreso colloqui con le autorità e gli operatori economici locali sin dallo scorso aprile, per fugare i timori relativi a una contaminazione delle risorse idriche e ittiche. Il settimo incontro coordinato dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria si è tenuto lo scorso 8 ottobre, e vi hanno preso parte gruppi come JF Zangyoren, la federazione giapponese delle cooperative di pescatori. 

“La decisione delle autorità giapponesi, che stando a quanto riportato dalla stampa internazionale intendono riversare in mare oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata con materiale radioattivo presente all’interno della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, suscita forte preoccupazione” dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Ambiente e delle Politiche Agricole e attuale Presidente della Fondazione Univerde. 
“Tale sversamento è previsto per l’anno prossimo, quando la società che gestisce la centrale vedrà esaurire lo spazio all’interno dei serbatoi dove vengono attualmente stoccate queste acque contaminate. E’ necessario che la Comunità Internazionale scongiuri questa decisione, anche fornendo assistenza alle autorità giapponesi per una diversa gestione della situazione. Il rilascio nell’ambiente marino di tale mole di materiale radioattivo avrebbe ovviamente un impatto fortemente negativo sull’ambiente, sugli ecosistemi marini e anche su quelli terrestri, e potrebbe concretizzarsi in un aumento dell’incidenza del cancro a livello globale. Ricordiamo infatti che parte dei milioni di decessi per tumori che si verificano a livello mondiale ogni anno (dieci milioni, secondo l’Airc) è riconducibile agli effetti a lungo termine delle radiazioni. Il governo italiano deve attivarsi, anche nell’ambito dell’Unione Europea, per  favorire la ricerca di soluzioni alternative attraverso un intervento dell’ONU“.

L’acqua, trattata ma contenente tracce di trizio, è stata utilizzata per raffreddare i reattori all’indomani del disastro nucleare della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi nel 2011 ed è ora immagazzinata all’interno della centrale elettrica.

L’11 marzo del 2011 un terremoto di magnitudo 9,0 colpì l’area al largo della costa del nord-est del Giappone, provocando uno tsunami che devastò città e villaggi. Lo tsunami sommerse sistemi di alimentazione e raffreddamento di backup della centrale nucleare di Fukushima della Tokyo Electric Power Co (TEPCO), provocando la fusione di tre dei sei reattori.

Fukushima, a dieci anni distanza Greenpeace “piano fallito, ancora contaminata l’85% dell’area”

Il governo dichiarò un’emergenza nucleare e ordinò ai residenti entro un raggio di 3 km dalla centrale di evacuare. La zona di evacuazione venne ampliata gradualmente fino a un raggio di 20 km nei due giorni successivi. Alla fine più di 160.000 persone vennero evacuate.

A dieci anni di distanza Greenpeace ha pubblicato due rapporti che evidenziano l’eredità lasciata dall’incidente di Fukushima. Nel primo “Fukushima 2011-2020” vengono descritti i livelli di radiazione nelle città di Iitate e Namie, nella prefettura di Fukushima e i risultati delle prime indagini mostrano che gli sforzi di decontaminazione sono stati limitati e che l’85% dell’Area Speciale di Decontaminazione è ancora contaminata.

Il secondo rapporto, “Decommissioning of the Fukushima Daiichi Nuclear Power Station From Plan-A to Plan-B Now, from Plan-B to Plan-C”, analizza l’attuale piano ufficiale di smantellamento in 30-40 anni.

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