fukushima sversamento in acqua

È arrivato ieri il primo via libera ufficiale dell’Autorità giapponese sulla regolamentazione delle questioni nucleari a sversare in mare l’acqua contaminata nel 2011 come previsto da un controverso piano

La NRA, Nuclear Regulation Authority giapponese, ha detto sì: l’acqua contenuta nella centrale di Fukushima-Daichi contaminata dopo l’incidente del 2011 dovuto a uno tsunami potrà essere sversata nell’Oceano Pacifico. 

La decisione era nell’aria perché del piano di sversare in mare l’acqua contaminata di Fukushima si parla da diverso tempo. Ma con il via libera definitivo cresce la preoccupazione dei pescatori e degli agricoltori della zona.

Non si tratta di un via libero definitivo. Non ancora, quantomeno. Bisognerà aspettare circa un mese, infatti, perché la decisione sia inappellabile. Per farlo, il piano della Tepcpo, cioè la Tokyo Electric Power, la società che gestisce l’impianto, dovrà essere sottoposto a una ulteriore revisione.

Fukushima, una decisione all’apparenza ineludibile

Le probabilità che il piano venga rigettato, però, sono quasi nulle. Per diverse ragioni. Prima di tutto perché, come spiega l’Agenzia Reuters, lo stesso Rafael Grossi, direttore  generale dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, parlando con il ministro giapponese Koichi Hagiuda, ha sottolineato che l’AIEA ritiene che l’acqua attualmente contenuta nella centrale di Fukushima non avrà alcun impatto negativo sulla salute pubblica.

In secondo luogo, a far pensare che nulla osta alla decisione definitiva di sversare in mare l’acqua attualmente contenuta nel reattore c’è il piano della Tepco che, secondo diversi analisti internazionali, è inattaccabile dal punto di vista della sicurezza. 

Fukushima, la preoccupazione dei pescatori (e della Cina)

Né le rassicurazioni della Tepco, né quelle dell’AIEA, però, riescono a convincere i pescatori locali che tutto andrà bene. L’acqua contenuta nelle cisterne, utilizzata per raffreddare i reattori danneggiati nell’incidente di 11 anni fa, ammonta a oltre un milione di tonnellate. Secondo il Giappone, l’acqua che verrà rilasciata nell’oceano sarà filtrata da un sistema avanzato che consente di rimuovere gran parte degli elementi nocivi, ad eccezione del trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

I pescatori della zona sono preoccupati del fatto che, a prescindere dalla reale sicurezza o meno dell’acqua che verrà sversata nell’Oceano Pacifico a partire dal 2023, nessuno vorrà più acquistare pesce pescato in quelle acque e che dunque l’industria ittica di quella parte del Paese nipponico andrà in contro a un declino inevitabile.

Ma i pescatori giapponesi non sono gli unici a non essere convinti della bontà della decisione del governo di Tokyo. Alla fine dello scorso anno, il portavoce  del ministero degli esteri cinese, Zhao Lijian durante una conferenza stampa aveva dichiarato: “Il Giappone non ha proposto tutte le misure di sicurezza, non ha rilevato completamente le informazioni relative e non ha negoziato appropriatamente con i paesi vicini e le istituzioni internazionali. In questa situazione, il Giappone ha deciso unilateralmente di sversare nel mare le acque contaminate, e questa è un’azione irresponsabile“.

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