La frode del mercato dei prosciutti, San Daniele e Parma falsi dop

Frodi alimentari. Fasli prosciutti dop. Un’inchiesta trasmessa da Report ha raccontato la grande frode alimentare del mercato dei prosciutti Dop Parma e San Daniele. Sulla frode hanno indagato le Procure di Torino e di Pordenone insieme all’ICQRF delle Politiche Agricole. Nelle filiere dei prosciutti dop del Made in Italy venivano utilizzati maiali fecondati con il seme di suini danesi, non ammesso dal regolamento. Ma “tutto il sistema richiedeva quel maiale. Era il top del top”. 

VIDEO INCHIESTA REPORT “LA PORCATA”

E’ andata in onda su “Report” l’inchiesta della grande frode alimentare dei prosciutti Dop. Intitolata “la Porcata“, a cura di Emanuele Bellano, ha raccontato come nelle filiere dei prosciutti Crudo di Parma e San Daniele, fiore all’occhiello dei salumi Made in Italy, veniva usata carne di suini fecondati con seme di maiali danesi, non ammessa dal regolamento del marchio Dop.

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“Per essere immessi in commercio il prosciutto San Daniele e il prosciutto di Parma devono ricevere il marchio DOP del consorzio di tutela che supervisiona la produzione e garantisce che il disciplinare, cioè il rigido regolamento definito e codificato in secoli di tradizione, sia rispettato. Un’indagine condotta dalle procure di Torino e Pordenone ha accertato che nella filiera di questi due prosciutti sarebbe stata largamente usata carne di maiale danese, non ammesso dal regolamento. I prosciutti spacciati per DOP scoperti dagli investigatori sono un milione e 600 mila, circa il 20% di tutta la produzione annua, e sul mercato il loro valore sarebbe stato di oltre 160 milioni di euro“. Lo scrive Reopor sulla sua pagina Facebook.

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IL RAPPORTO DELL’ICQRF
L’inchiesta trasmessa da Report ha dato dunque risonanza alle operazioni dirette, già a partire dal 2017, dalle Procure della Repubblica di Torino e Pordenone e svolte in collaborazione con l’ICQRF, l’antifrode del Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaft).

L’ICQRF, Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, è uno dei maggiori organismi europei di controllo dell’agroalimentare. Nel rapporto sulle attività del 2018, l’antifrode Mipaaft ha dato conto anche delle attività a tutela del marchio dop dei prosciutti.  Secondo quanto si legge nel rapporto dell’ ICQRF, complessivamente le operazioni dirette dalle due Procure hanno dato luogo a:
810.000 cosce sequestrate
• circa 480.000 prosciutti esclusi, tramite smarchiatura, dal mercato delle produzioni a DOP
• oltre 500.000 cosce smarchiate d’iniziativa da parte di singoli allevatori
• oltre 300 soggetti segnalati all’ Autorità Giudiziaria

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Tra le altre cose – si legge nel rapporto – la Procura della Repubblica di Torino ha emanato numerosi provvedimenti volti alla restituzione delle cosce di prosciutto sequestrate previa “smarchiatura”, ossia privandole di ogni riferimento alla DOP.
Mentre la Procura della Repubblica di Pordenone ha disposto il sequestro di 280.000 prosciutti DOP San Daniele e Parma, a causa del mancato rispetto dei rispettivi disciplinari di produzione in ordine al tipo genetico dei suini, all’alimentazione impiegata e al peso medio alla macellazione.

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PROCESSO di TORINO
Nel processo celebrato pochi giorni fa a Torino, per il caso dei prodotti dop confezionati – in violazione del disciplinare – con maiali fecondati con il seme di suini danesi, il pm Vincenzo Pacileo, dopo un ritocco del capo d’accusa, ha contestato la frode in commercio aggravata. La pena più elevata è stata di quattordici mesi di reclusione con la condizionale, poi dieci patteggiamenti, tre richieste di messa alla prova e un proscioglimento.

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SUINETTI “TOP”
La questione riguardava la messa in commercio di “decine di migliaia di suinetti” destinati ai prodotti italiani dop (dal San Daniele al Parma e al Crudo di Cuneo) attraverso “l’uso di genetica non consentita dai disciplinari”. Semi provenienti da esemplari delle razze Duroc Danese e Large White Danese, considerate “più performanti di quelle consentite in termini di rapidità di accrescimento”. Come dichiarato da un allevatore a Emanuele Bellano, nell’inchiesta di Report: “tutto il sistema richiedeva quel maiale, era il top del top“.

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