La nuova bozza della legge sul clima voluta da Macron è un regalo alle multinazionali del petrolio, proteste da tutte le associazioni ambientalisti francesi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato al parlamento la nuova legge sul clima, sperando di convincere gli elettori delle sue credenziali verdi prima delle elezioni presidenziali del 2022, ma questa nuova proposta ha solo scatenato le critiche degli attivisti.

Il cosiddetto progetto di legge sul clima e la resilienza, presentato come un “barlume di speranza in mezzo a una estenuante pandemia”, intende riflettere le proposte formulate da un comitato di cittadini scelti a caso da Macron in risposta al movimento di protesta dei “gilet gialli”.

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Non avrei mai pensato che una transizione verde sarebbe stata semplice come  tracciare una linea retta“, ha detto ai giornalisti il ​​ministro dell’ambiente di Macron, Barbara Pompili, ex deputata del partito dei Verdi.

Non si tratta solo di cambiare i motori delle nostre auto, delle macchine nelle nostre fabbriche, ma anche di cambiare civiltà, cultura e stile di vita“, ha aggiunto dopo la riunione di gabinetto presieduta da Macron che ha approvato il disegno di legge.

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Questa nuova proposta di legge ha però scatenato la rabbia di enti e associazioni ambientaliste: una lettera firmata da 110 ONG e associazioni accusa il presidente di non aver ambizione, di essere un semplice palliativo se non un vero e proprio regalo alle lobby del petrolio.

L’accusa più grave infatti arriva dal’Osservatorio sulle multinazionali. Un rapporto pubblicato il 9 febbraio  svela come il testo della legge, in teoria frutto di 149 tesi espresse dalla Convenzione cittadina sul clima, è stato invece preparato e consegnato al presidente in fretta e furia. Per l’Osservatorio è successo grazie a una violenta offensiva di lobbying portata avanti dai principali settori industriali interessati: automobilistico, trasporto aereo, agrochimica e pubblicità. Che hanno potuto mettere mano alla legge grazie alla compiacenza di Macron.

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