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Francia, vietati gli allevamenti di visoni. La LAV: “Quando anche in Italia?”

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In Francia un risultato storico per gli animalisti: vietati per la prima volta gli allevamenti di visoni. La Lega Antivivisezione chiede la stessa misura anche in Italia, con un appello ai ministri Patuanelli e Speranza.

In Francia un risultato storico per le battaglie degli animalisti: per la prima volta sono stati vietati gli allevamenti di visoni. Una misura voluta direttamente da Barbara Pompili, ministra transalpina della Transizione ecologica, contro l’allevamento di una specie selvatica costretta in cattività e uccisa per la produzione di pellicce. Una buona notizia, seppur parziale, dal momento che altri allevamenti per la produzione di pellicce, come l’Orylag ricavata da conigli appositamente selezionati, resta ancora consentita dalla legge.

 

La Lega Antivivisezione chiede all’Italia una legge analoga e ancora più coraggiosa. “La Francia ha riconosciuto l’insostenibilità, nonostante le ‘certificazioni di filiera’, di questo sistema di allevamento che non rispetta le minime esigenze etologiche di questi animali” – spiega Simone Pavesi, responsabile LAV Area Moda Animal Free – “La legge approvata praticamente all’unanimità dalle due Camere del Parlamento francese dovrebbe essere un esempio virtuoso per il nostro Governo e per il nostro Parlamento. Già altri Stati Ue, anche prima della pandemia, hanno messo al bando gli allevamenti di pellicce“.

L’attuale divieto di riproduzione dei visoni, scattato più per ragioni sanitarie che etiche, scade il 31 dicembre. Per questo la LAV ha fatto partire una petizione, che può essere firmata qui, e rivolto un appello al ministro della Salute, Roberto Speranza, e a quello delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli: l’obiettivo è quello di rendere permanente il divieto di allevamento di animali per la produzione di pellicce.

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