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Forum Acqua: in Italia oltre il 36% dell’acqua potabile non arriva ai rubinetti

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Forum Acqua. In Italia oltre il 36% dell’acqua potabile non arriva ai rubinetti, mentre in 18 città la metà dell’acqua immessa nelle condutture viene dispersa. Appare perciò evidente come sia più che necessario porre fine alla cronica emergenza depurativa del belpaese, per la quale l’Italia è già stata condannata dall’Unione europea a pagare 25 milioni di euro – cui se ne aggiungono altri 30 ogni semestre di ritardo nella messa a norma degli impianti, a causa delle procedure d’infrazione aperte nei nostri confronti dall’Ue.

Di questo e di molto altro se n’è discusso nel corso della seconda edizione del ‘Forum Acqua: per un servizio idrico integrato sostenibile’, organizzata da Legambiente in collaborazione con Utilitalia e Celli Group, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e della Regione Lazio.

Un talk che ha visto confrontarsi esperti del settore e rappresentanti politici istituzionali – svolto interamente on line, nel rispetto degli ultimi Dcpm emanati per contenere la diffusione del Covid-19, in diretta sui siti web e sulle pagine Facebook di Legambiente e La Nuova Ecologia.

Tema cardine del talk è stato il Sistema Idrico Integrato (SII), inteso come l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, fognatura e depurazione delle acque reflue.

Separare le reti fognarie, tra acque di scarico e meteoriche, favorendo anche interventi di adattamento al clima nelle aree urbane; prevedere investimenti sulla ricerca e lo sviluppo di sistemi e impianti innovativi, a partire dai digestori anaerobici per il trattamento dei fanghi e la produzione di biometano.

E ancora: introdurre delle misure per la “riqualificazione idrica” degli edifici e degli spazi urbani nei meccanismi di incentivazione e defiscalizzazione, così come avviene per gli interventi di efficientamento energetico; rafforzare, infine, la rete dei controlli ambientali con l’approvazione dei decreti attuativi previsti dalla legge 132 del 2016, sono solo alcune delle proposte lanciate da Legambiente durante il Forum.

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Numeri sull’acqua: Ai primi posti in Europa e nel mondo per prelievi d’acqua potabile e consumo di minerale in bottiglia, l’Italia è fanalino di coda tra gli Stati Ue per tasso di investimenti nel settore idrico, con una media di 40 euro per abitante all’anno, secondo dati The European House-Ambrosetti.

Il Belpaese, inoltre, deve fare i conti con i circa 425 mila chilometri di infrastrutture della rete idrica obsolete, il 25% delle quali ha oltre 50 anni e il 60% supera i 30.

C’è poi il capitolo perdite lungo la rete idrica: quelle maggiori si verificano nel Sud Italia, dove si disperdono 1,25 miliardi di metri cubi di acqua in più rispetto al Nord, pari alle esigenze idriche di 15 milioni di persone e le irregolarità nell’erogazione del servizio idrico interessano ben il 20,4% delle famiglie, di contro al 2,7% delle famiglie nel Settentrione.

Nel Meridione si registra anche il maggiore grado di insoddisfazione per interruzioni della fornitura del servizio idrico, con picchi in Calabria (40,2%) e Sicilia (31,9%).

“Nella discussione sul Recovery plan italiano –  dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – si  continua a parlare di progetti lontani dai bisogni del Paese, come il tunnel sotto lo stretto di Messina o il confinamento geologico della CO2 nei fondali marini in alto Adriatico, di fronte la costa ravennate, ma non si mettono in programma gli interventi realmente cantierabili e utili al Paese e ai cittadini, come i depuratori, gli acquedotti o le reti fognarie”.

Per Zampetti, “un servizio idrico integrato sostenibile è centrale per andare nella direzione prevista dalle direttive comunitarie, in termini di disponibilità dell’acqua per le persone, di tutela della risorsa idrica e per un’efficace politica di adattamento al cambiamento climatico a partire dalle città.  Ma occorre intraprendere un percorso concreto di discussione tra tutti i soggetti coinvolti per avviare un processo virtuoso che coniughi investimenti, progettazione di qualità e innovazione”.

Il Forum è stato inoltre occasione per discutere della necessità di investimenti strategici per il Sud, di risparmio di acqua quale politica di sostenibilità ambientale, di innovazione del settore e del ruolo del SII nell’Economia Circolare.

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Tutte sfide che il Belpaese non può permettersi di non cogliere: se da un lato, infatti, l’Italia sconta anni di inefficienze, irregolarità e mancato adeguamento alle direttive europee in materia, una su tutte quella sulle Acque Reflue (91/271/CEE), dall’altro ha diverse frecce al suo arco, a cominciare dal livello di tecnologia avanzata che caratterizza gran parte dei suoi impianti e dall’avanzamento della sua ricerca nel contrasto all’inquinamento idrico.

“Gli investimenti delle utilities – spiega il vicepresidente di Utilitalia, Alessandro Russo che 10 anni fa si attestavano sui 0,5 miliardi annui, oggi ammontano a 3 miliardi annui e potrebbero salire a circa 30 miliardi nei prossimi 5 anni. Restano aree del Paese in forte ritardo soprattutto nel Mezzogiorno, dove sono ancora numerose le gestioni comunali ‘in economia’: ciò si traduce in livelli di servizi e di investimenti non adeguati, creando iniquità fra diverse parti del Paese”.

“Per colmare il gap infrastrutturale accumulato nei decenni passati – aggiunge Russo – sono necessari ingenti investimenti, il cui finanziamento e la cui concreta realizzazione sul piano tecnico possono essere assicurati solo da soggetti industriali qualificati. In questo quadro, il Recovery Fund può rappresentare una grande occasione: Utilitalia ha raccolto le proposte delle utilities, progetti concreti ripartiti fra transizione verde e digitalizzazione”.

“Per quanto riguarda nello specifico il settore idrico – conclude il vicepresidente di Utilitalia – i progetti presentati si concentrano sui temi della depurazione (da nuovi impianti al trattamento dei fanghi), sulla riduzione delle perdite attraverso nuove tecnologie, sull’ottimizzazione degli approvvigionamenti e sul contrasto al dissesto idrogeologico. Con il sostegno del Recovery Fund, il contributo delle utility alla ripresa del Paese in chiave sostenibile può avere l’accelerata decisiva”.

“Siamo fieri di essere main partner del Forum Acqua per il secondo anno consecutivo e di poter lavorare insieme a Legambiente per spingere il Sistema Paese a sfruttare quanto più possibile l’innovazione tecnologica per migliorare il Servizio Idrico Integrato, tra le priorità per le sfide del futuro, e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità che toccano ognuno di noi” – commenta Mauro Gallavotti, CEO del Gruppo Celli

“Nonostante il lavoro e l’impegno costante di tutta la filiera, l’Italia rimane uno dei Paesi più idrovori d’Europa e, per contrastare questo fattore, innovazione e tecnologia – aggiunge Gallavotti – devono essere gli ingredienti chiave su cui basare la ripartenza. Il decreto Rilancio, che ha previsto specifici interventi legati all’efficientamento energetico, non ha preso invece in considerazione i benefici che si otterrebbero da un utilizzo più sostenibile e consapevole dell’acqua proprio partendo da una corretta gestione della risorsa negli edifici durante le attività quotidiane”.

Per il CEO del Gruppo Celli – “è fondamentale che il Recovery plan contenga linee guida focalizzate su soluzioni di consumo più equilibrate, come l’installazione di erogatori di acqua di rete filtrata che incentiverebbe a consumare acqua del rubinetto, e che siano definite azioni comuni volte a una gestione virtuosa dell’acqua”.

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Durante il Forum Legambiente ha presentato le sue 5 proposte per fare del servizio idrico integrato un pilastro del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’acqua – spiega l’Associazione – deve essere uno dei pilastri cui indirizzare le risorse del Recovery fund, attraverso un piano di investimenti destinato all’efficientamento e all’implementazione del Sistema Idrico Integrato, che preveda:

  • un ammodernamento della rete di distribuzione dell’acqua potabile, ormai vetusta e con diffuse criticità e dispersioni su tutto il territorio, che permetta non solo di ridurre le perdite di rete, e quindi gli sprechi, ma anche di diminuire i volumi prelevati all’origine. Ridurre la pressione antropica sui corpi idrici, favorendone una resilienza e un miglioramento dello stato ecologico, è un passo fondamentale per mitigare gli impatti che il cambiamento climatico sta causando su una risorsa così importante e delicata;
  • la fine della cronica emergenza depurativa nel nostro Paese, che oltre al danno ambientale incide pesantemente anche dal punto di vista economico a causa delle procedure di infrazione aperte nei nostri confronti dall’Unione europea; partendo dalla necessità di riqualificare gli impianti esistenti, spesso inefficienti, sottodimensionati e spesso in difficoltà, passando per la costruzione di impianti nuovi e moderni che possano diventare luoghi di produzione;
  • un intervento radicale e profondo anche per quanto riguarda la separazione delle reti fognarie, dove occorre non solo completare il sistema di raccolta degli scarichi urbani, ma anche realizzare interventi volti alla separazione delle acque industriali e di prima pioggia, destinandole a impianti idonei che ne permettano il riutilizzo o la reimmissione nell’ambiente naturale. Il riuso della risorsa idrica può essere un’azione concreta di adattamento al cambiamento climatico sotto molteplici aspetti;
  • un continuo investimento sulla ricerca e lo sviluppo di sistemi innovativi che permettano una maggiore diffusione di tecniche alternative come la fitodepurazione, il riutilizzo delle acque reflue, piovane e industriali in linea con i principi di economia circolare anche per la risorsa idrica, a partire dai digestori anaerobici per il trattamento dei fanghi e la produzione di biometano;
  • di introdurre in maniera ancora più incisiva delle misure per la “riqualificazione idrica” degli edifici e degli spazi urbani. Oltre alle misure di incentivazione e defiscalizzazione, come avviene per gli interventi di efficientamento energetico, occorre fissare obiettivi di recupero e separazione delle acque bianche e grigie ambiziosi, già a partire dagli incentivi previsti col bonus al 110%. Inoltre occorre favorire il recupero della permeabilità in ambiente urbano attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS) che sostituiscano l’asfalto e il cemento con cui si continua a impermeabilizzare piazzali, parcheggi e marciapiedi delle nostre città;
  • il completamento della rete dei controlli ambientali, attraverso il rafforzamento del Sistema nazionale di Protezione Ambientale e l’approvazione dei decreti attuativi previsti dalla legge 132 del 2016, per tutelare dall’inizio i corpi idrici dal possibile inquinamento, inserendo nei piani di monitoraggio anche le sostanze prioritarie e gli inquinanti emergenti e uniformando su tutto il territorio nazionale il monitoraggio da parte degli organismi competenti.

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Il Forum Acqua è il secondo di sette incontri tematici organizzati da Legambiente con istituzioni, imprese e associazioni per individuare le migliori proposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza che il Governo italiano dovrà presentare in Europa entro aprile 2021. I prossimi appuntamenti in programma saranno: Forum Agroecologia circolare sulla sostenibilità in agricoltura (12 novembre), Forum Bioeconomia delle Foreste sulla gestione forestale sostenibile (19 novembre), Conferenza Città Clima sull’adattamento climatico in ambito urbano (25 novembre), Forum QualEnergia sulla lotta alla crisi climatica e sulla mobilità sostenibile (2-3 dicembre), Rapporto Ecomafia (11 dicembre).

 

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