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Fit for 55, Europa Verde: “Pacchetto insufficiente, la Commissione Ue lo riveda”

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Fit for 55, l’appello di Europa Verde (Greens/EFA): “Le misure previste non bastano, la Commissione europea riveda il pacchetto”.

Alluvioni, erosione nelle aree costiere, scioglimento dei ghiacciai, perdite delle specie, ondate di calore, siccità, riduzione della produttività dei raccolti: non è la trama di un film apocalittico, ma la realtà a cui stiamo inevitabilmente andando incontro, secondo il Sesto Rapporto di Valutazione redatto dagli scienziati del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC).

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L’emergenza climatica è in atto e porta con sé fenomeni estremi sempre più frequenti, delineando un pianeta nel quale la maggioranza degli organismi e degli ecosistemi non riuscirà ad adattarsi. In un contesto del genere, l’Unione europea ha l’obbligo di accelerare la riduzione delle sue emissioni, e il pacchetto Fit for 55, che prevede l’attuazione di misure importanti solo dopo il 2030, sebbene sia un passo nella giusta direzione, non si configura come strumento adeguato ad affrontare l’urgenza” – così in una nota stampa la delegazione italiana del gruppo dei Greens/EFA, composta da Eleonora Evi, Rosa D’Amato, Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini, a margine della discussione sul pacchetto Fit for 55.

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Le misure indicate dal pacchetto, come la graduale eliminazione delle quote gratuite nell’ETS, la fine dei motori a combustione entro il 2035 e la tassa sul cherosene e sul carburante marittimo entro il 2032, prevedono un periodo di attuazione troppo lungo, non tenendo conto di quanto il decennio 2020-2030 sia decisivo per far fronte all’emergenza climatica”- puntualizza la delegazione di Europa Verde -“Le nostre proposte, in linea con la lettera inviata ieri dai Greens/EFA alla Presidente Von Der Leyen, sono chiare: aumento dell’uso delle energie rinnovabili di almeno il 50% entro il 2030 e del 100% entro il 2040; integrazione delle rinnovabili, in particolare il solare, nell’ondata di ristrutturazioni che interesserà 35 milioni di edifici entro il 2030; stop ai sussidi per i combustibili fossili; introduzione di una tassa minima per il kerosene e i carburanti marittimi a partire dal 2023; riduzione degli standard di emissione di C02 per i veicoli; obiettivo del 100% di auto senza emissioni entro il 2030“.

 

Il cambiamento deve riguardare anche il nostro sistema alimentare, in buona parte basato sugli allevamenti intensivi, veicolo di un paradosso insostenibile: abbiamo gravemente compromesso le risorse naturali del nostro pianeta per produrre cibo, ma non riusciamo a nutrire la popolazione mondiale, cosicché, mentre oltre 820 milioni di persone nel mondo non hanno cibo a sufficienza, due miliardi risultano in sovrappeso. Un sistema alimentare del genere, che produce oltre 1/3 delle emissioni globali di gas serra e utilizza circa il 70% di acqua estratta dalla natura, non può durare. Ecco perché dobbiamo adottare misure efficaci per promuovere una dieta a base vegetale e un’agricoltura senza pesticidi.

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Infine è necessario che l’Ue supporti concretamente la messa in pratica di un’economia circolare, basata sul riutilizzo e la riparabilità dei prodotti, vietando l’obsolescenza programmata e adottando standard di progettazione ecologica. Le misure per ridurre le emissioni devono avere carattere d’urgenza. È così che si risponde all’allarme rosso lanciato dalla comunità scientifica e si evita il pericolo che i proclami del Green Deal restino intrappolati nell’indeterminatezza dei buoni propositi” – concludono gli eurodeputati.

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