Beautiful woman buying vegetables at farmers stall from a young farmer

Filiera corta. Passa all’esame dell’Aula di Palazzo Madama, dopo l’ok dell’Assemblea di Montecitorio, la proposta di legge sui prodotti agroalimentari da filiera corta a chilometro zero o utile.

Il testo richiama le norme europee, ricordando che per “alimento” si intende “qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani” e rinvia alle autonome iniziative delle regioni e degli enti locali l’adozione di iniziative di loro competenza, per la valorizzazione dei prodotti.

Le finalità del provvedimento, come spiega il dossier realizzato dal Servizio studi di Montecitorio che accompagna il testo della legge, consistono nella “promozione della domanda e dell’offerta dei prodotti da filiera corta e a chilometro zero, e nel garantire una adeguata
informazione al consumatore sulla loro origine e specificità”.

Per prima cosa, la norma introduce per via legislativa una definizione univoca di questi prodotti.

Potranno quindi essere definiti “a chilometro zero” solo i prodotti che provengano al massimo da 70 chilometri dal luogo in cui sono consumati o posti in vendita.

Vengono invece definiti “prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta“, i prodotti la cui commercializzazione è caratterizzata dall’assenza di intermediari commerciali o dalla presenza di un solo intermediario.

Non vengono considerati intermediari: le cooperative e i loro consorzi, le organizzazioni dei produttori e le organizzazioni interprofessionali.

In caso di apertura di mercati in aree pubbliche, i comuni potranno riservare agli imprenditori agricoli, che vendono prodotti a chilometro zero o a filiera corta, degli appositi spazi.

Le regioni e gli enti locali potranno inoltre favorire la destinazione di particolari aree all’interno dei supermercati, destinate alla vendita di tali prodotti.

Il testo infine, introduce sanzioni da 1.600 a 9.000 euro per chi ‘spaccia’ per “km zero” prodotti che non lo sono.

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