Feudo Maccari, un viaggio alla scoperta di storia e tradizioni dell’azienda vinicola siciliana

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Le vigne che si affacciano direttamente sull’Oasi Naturale di Vendicari, gestite in regime di agricoltura biologica ed allevate ad alberello. Siamo in Sicilia, tra Noto e Pachino per raccontare storia, territorio e tradizioni dell’azienda di Antonio Moretti Cuseri, Feudo Maccari.

Siamo nel cuore del Mediterraneo nella culla del Barocco siciliano, nel meraviglioso territorio delle campagne tra Noto e Pachino, un’area particolarmente vocata per il clima caldo mitigato dalla vicinanza del mare.

Antonio Moretti Cuseri, già proprietario della Tenuta Sette Ponti in Toscana affascinato da un viaggio di fine anni ’90 nella Val di Noto, in Sicilia orientale, decide che sarebbe stato questo il luogo ideale per una nuova impresa legata alla terra e ad uno dei suoi frutti più autentici: il vino.

 

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Tra ulivi secolari, mandorli e fichi d’india, che garantiscono un perfetto ecosistema ambientale e la giusta biodiversità inizia il nostro viaggio a Feudo Maccari con Angelo Iacono. “Siamo un’azienda che lavora prettamente sulla qualità, quindi cerchiamo di mantenere la nostra uva più sana possibile. Anche in fase di raccolta, rispettiamo i tempi della pianta, arrivando a fare anche due vendemmie“.

60 ettari vitati allevati esclusivamente ad alberello

La scelta della vite ad alberello, oltre ad essere storica, è anche una scelta di qualità. La differenza tra la vite ad alberello ed un cordone speronato, oltre a quella estetica, è che la prima, per la sua struttura, gode della luce del sole a 360 gradi, mentre la modalità a cordone speronato crea una barriera che scherma sia il sole che il vento.

Raspe, vinacce e potature di olive, vengono ammassate tutte in un punto e irrigate una volta ogni dieci giorni per tutto il periodo estivo. Questi scarti di potatura verranno smossi, rigirati poi coperti e lasciati a macerare. Terminato questo procedimento, verso novembre verranno utilizzati come concime, ponendoli sottoterra tra i filari.

Per i vigneti un altro sistema che utilizziamo e ripetiamo tutti gli anni è il sovescio. Alternando i filari il sovescio si può fare o con il favino o abbinato con altre erbe e sostanze. Lo stesso discorso che facciamo nei vigneti, viene adottato nei terreni ancora da impiantare. La terra viene analizzata, si vanno a vedere le carenze che ci sono e in base a ciò, decidendo due o tre anni prima, si inizia ad immettere il favino e altre sostanze ed erbe per far sì che il terreno venga arricchito”.

Processi naturali di fermentazione senza bisogno di altri interventi

“La cantina è nata nel luglio del 2008 in una zona seminterrata, dove la temperatura in estate viene mantenuta tra i 18 e 16 gradi, con un’umidità variabile dal 75 al 76%. Per l’affinamento usiamo botti da 500 litri e le casse di barrique da 225 litri.

L’utilizzo di botti in ciliegio

“Dopo 14/16 mesi il vino viene trasferito in vasche d’acciaio e viene assemblato per avere il prodotto finale: in questo caso parliamo del Saia, un Nero d’Avola in purezza, e del Maharis, un Syrah in purezza. 

 

 

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Stiamo provando le botti in ciliegio perché, a detta degli enologi e dei tecnici che lavorano sul legno, infatti, sembra che il ciliegio estragga meglio il fruttato del Nero d’Avola. Quando si fanno questo tipo di prove ci vogliono anni, almeno 4 o 5, perché ogni anno il vino ha una piccola caratteristica diversa, quindi dobbiamo osservare se nell’arco del lungo periodo il vino riconferma le stesse particolarità”.

Family and Friends, il bianco di punta dell’azienda

“Per il prodotto di punta dell’azienda, Family and Friends, un Grillo in purezza, l’uva fa affinamento per 7/8 mesi metà nelle vasche in cemento e metà in barrique. Le vasche in cemento sono refrigerate, grazie ad una serpentina al loro interno, e sono monoblocco. Sono state acquistate in Francia dall’unica azienda che ha il brevetto per produrre questa particolare tipologia che non è assemblata ma è fatta da un unico blocco di cemento“.

 

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Feudo Maccari ed energia autoprodotta

“L’energia elettrica che serve per tutto il nostro lavoro viene autoprodotta tramite i pannelli fotovoltaici. La cantina è quindi autosufficiente, riuscendo ad essere autonomi con 90Kw/h”.

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