Attualità

Festival Gadhimai, quest’anno un massacro di 5.000 animali. Continuano le proteste

Condividi

Si è finalmente concluso il festival Gadhimai, il più grande massacro di animali al mondo e Humane Society International ha iniziato la sua campagna per vietare il sacrificio di animali per il prossimo festival, previsto per il 2024.

La testa di un bufalo giace a terra durante l’epilogo del più grande massacro di animali al mondo, il festival Gadhimai che si svolge ogni cinque anni al tempio Gadhimai, tempio induista che si trova nel villaggio Baruyarpur, in Nepal, a sessanta miglia da Kathmandu.

Festival Gadhimai, è iniziato il più grande massacro di animali al mondo

Alokparna Sengupta, di Humane Society International (HSI), ha raccontato: “Dopo che gli animali vengono decapitati, i macellai tagliano via i colli e gettano via i corpi. Ero piena di rabbia mentre guardavo i piccoli bufali spinti verso la morte. Il nostro team è andato a visitare l’epilogo del festival e l’aria era colma dell’odore di sangue, carne fatiscente, feci animali e umani e rifiuti. Nell’arena del tempio principale, dove la maggioranza dei bufali viene massacrata, il terreno era coperto da teste di animali, pelli e viscere. I genitori portano perfino i loro figli a vedere queste scene deviate. Abbiamo visto genitori mostrare ai loro figli le teste ammatassate di bufali nell’arena. Normalizzare questa violenza estrema per i bambini deve essere traumatico. A questi bambini viene insegnata la violenza sugli animali come se fosse una cosa normale”.

HSI vuole che gli animalisti di tutto il mondo li aiutino a fare pressioni sul governo nepalese per imporre un divieto. “È fondamentale che tutti vedano questo massacro per fare pressione e porre fine”. La tradizione è iniziata 265 anni fa quando ad un contadino è stato detto in sogno che il sangue versato avrebbe convinto la dea Gadhimai a risolvere i suoi problemi. I devoti ora si dirigono al tempio perché si crede porti buona fortuna.

Le proteste in tutto il mondo hanno portato ad un calo del numero degli animali massacrati ma non sono riusciti a impedire l’evento. Nel 2009 erano stati sacrificati mezzo milione di animali, nel 2014 il numero era sceso a 30,000. Quest’anno al momento sono stati contati 5.000 animali tra cui bufali, capre e pollame. I volontari hanno aiutato le autorità a confiscare centinaia di animali destinati al massacro, ma molti erano diretti al festival in condizioni luride.

Festival Yulin, torna il crudele massacro dei cani in Cina VIDEO

 

Secondo la tradizione i Dalit, la classe sociale più povera in India e Nepal, ripulisce le carcasse in cerca di carne animale dopo l’evento. Ma quest’anno il tempio ha generato enormi profitti vendendo la carne e destinando solamente il 10% della carne alle classi più povere.

E’ iniziata una raccolta firme per impedire il massacro al prossimo evento del 2024.  L’80% della popolazione in Nepal è di religione induista e durante le feste gli animali vengono sacrificati per ottenere la benevolenza degli dei.

Animali, la Corea del Sud mette a bando la mattanza di cani

HSI ha accusato il tempio di essersi tirato indietro sulla promessa di vietare i sacrifici ma le autorità religiose hanno negato di aver fatto questa promesso. Ram Chandra Shah ex presidente di Gadhimai Temple Trust ha spiegato “gli induisti devoti possono richiedere di non offrire animali in sacrificio alla dea ma non possono essere obbligati a non farlo”. Birendra Prasad Yadav, uno degli organizzatori del festival ha commentato “le persone hanno fede nelle tradizioni e vengono qui per fare la propria offerta alla dea”.

(Visited 4 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago