Animali

Festival di Yulin, si terrà anche quest’anno in Cina il crudele massacro di cani e gatti?

Condividi

Anche quest’anno si terrà il crudele massacro di cani e gatti in occasione del Festival di Yulin in Cina? Non si hanno ancora risposte nonostante il governo cinese abbia vietato il consumo di carne di cane e gatto in seguito alla pandemia del covid-19.

Mancano pochi giorni all’inizio del Festival di Yulin che si festeggia ogni anno a partire dal 21 giugno in una cittadina della provincia di Guangxi, nel sud della Cina. In seguito alla pandemia da Coronavirus però, la Cina ha deciso di vietare il consumo di carne di cane e gatto ma non si hanno notizie sul festival e il timore è che venga organizzato lo stesso.

Cina, “i cani compagni non cibo”. Arriva la notizia alla vigilia del Festival di Yulin

Una battaglia che portiamo avanti da molto tempo. Sembrava che qualcosa stesse cambiando, lo abbiamo sperato fino alla fine. Purtroppo anche quest’anno ci ritroviamo a lottare e a gridare a voce alta #STOPYULIN2020, che puntualmente come come ogni anno si celebrerà nella regione autonoma del Guangxi, dove migliaia cani incontreranno la morte tra tragiche sofferenze“, spiega Davide Acito, dell’associazione Action Project Animal. 

Coronavirus, nuove prove legano l’infezione al commercio di animali selvatici

Ma è di questi giorni la notizia del ritrovamento di 700 gatti rinchiusi in gabbie piccole e arrugginite destinate al macello, a Linfen, una cittadina in provincia dello Shanxi. A salvare i poveri animali sono stati i volontari della Linfen City Small Animal Rescue, un’associazione animalista del posto.

Cina, Zhuhai è la seconda città a vietare il consumo di carne di cani e gatti

Che cosa è il Festival di Yulin?

Il festival inizia nel giorno del solstizio d’estate, quando cani rubati o strappati alle famiglie vengono radunati a Yulin per essere mangiati. Durante il trasporto fino al luogo dell’evento, gli animali vivono in condizioni orrende, trascorrendo giorni senza né acqua né cibo.

Si tiene dal 21 al 30 giugno ed è un festival di recente creazione. Venne istituito nel 2009 per la prima volta, per iniziativa di alcuni commercianti locali. Sono circa 10mila i cani consumati durante il festival ogni anno.

Cina, cani e gatti non potranno più essere mangiati

Ormai questo festival ha poco senso, dato che nella stessa Yulin il 72% degli abitanti non mangia regolarmente la carne di questi animali. In tutta la Cina la maggior parte delle persone non mangia mai cani e gatti, come conferma la Humane Society International, ente per la protezione degli animali, opera in tutta l’Asia per bloccare il commercio di carne di cane e gatto. 

A fine maggio il Governo cinese ha riconosciuto ufficialmente i cani ed i gatti come compagni e non come bestiame. Sebbene non si tratti ancora di un divieto al consumo su scala nazionale, è un segnale importante che conferma la decisione presa delle città di Shenzhen, Zhuhai e Pechino di porre fine a questa crudeltà. – Martina Pluda, direttrice HSI Italia – Spero vivamente che per la Cina questo sia il punto di partenza per l’adozione di misure più incisive per fermare definitivamente il commercio ed il consumo di carne di cane e di gatto, per il quale milioni di animali continuano a soffrire ogni anno. La posizione del Governo cinese offre alle città di tutto il paese la perfetta opportunità per agire e con il festival di Yulin alle porte, chiediamo alle autorità di Yulin di muoversi in tal senso!”. 

Alcuni attivisti animalisti cinesi hanno esortato le autorità locali ad accogliere, non solo a parole, la dichiarazione del governo nazionale, secondo il quale appunto i cani sono compagni e non “bestiame”. Gli attivisti hanno inoltre salvato dieci cuccioli, trovati in vendita in un mercato alle porte di Yulin e filmato la macellazione di diverse carcasse di cani. Atti in chiaro contrasto con la posizione presa nel mese scorso dal Ministero dell’Agricoltura cinese.

L’attivista Jenifer Chen ha affermato: “Questo è stato il mio primo viaggio a Yulin e ciò che ho visto al mercato mi ha davvero scioccata. Le mie mani tremavano quando ho tirato fuori il primo cucciolo dalla gabbia. Continuava a leccarmi le mani e, a sua insaputa, avrei potuto essere una cliente interessata alla sua carne. La gente spesso crede che assistere a queste orribili scene sia normale per la maggior parte dei cinesi, invece non è così”. 

Gli attivisti hanno inviato un rapporto di quanto osservato alla Humane Society International, confermando che la maggior parte dei venditori si trovano ora concentrati nella zona del mercato di Nanchao, alla periferia di Yulin. Il noto mercato Dongkou di Yulin, che in precedenza era l’epicentro delle vendite di carne di cane e del macello di questi animali, è apparso relativamente vuoto al confronto. Humane Society International ritiene che la centralizzazione dell’attività potrebbe essere frutto del tentativo delle autorità di semplificarne il monitoraggio e la gestione.

Traffico animali selvatici e wet market: “Vanno fermati”. Intervista a Martina Pluda, direttrice HSI Italia

Il dottor Peter Li, specialista in politica cinese della Humane Society International, ha dichiarato: “È probabile che le autorità di Yulin vogliano tenere d’occhio tutta le attività commerciali della carne di cane, concentrandole in un unico mercato, a causa della natura sempre più controversa di questo settore. Mentre alcuni commercianti hanno riferito che stavano cercando di fare il maggior numero possibile di affari per compensare la mancanza di vendite a causa del coronavirus, altri hanno confermato che attualmente sarebbe più difficile procurarsi i cani al di fuori della provincia del Guangxi, a seguito del freno al trasporto trans-provinciale di animali imposto del governo. Secondo quanto riportato, gli enormi camion, carichi di migliaia animali destinati al macello, degli anni precedenti non si vedono più. Ora arrivano piccoli camion con cani principalmente di provenienza locale”.

(Visited 976 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago