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FESTIVAL DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE, DIECI ANNI PER REALIZZARE UN’ITALIA SOSTENIBILE

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Festival dello Sviluppo Sostenibile, dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile. Il Parlamento appena eletto deve impegnarsi per una “legislatura per lo sviluppo sostenibile”, così come le istituzioni, le imprese e la finanza devono, insieme alla società civile, trasformarsi in convinti e instancabili “motori dello sviluppo sostenibile”.

È il messaggio lanciato dall’evento inaugurale del Festival italiano dello Sviluppo Sostenibile, che si è aperto oggi a Roma con un convegno dal titolo “Italia 2030. Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile”.

Quello di oggi, è stato il primo degli oltre 600 eventi organizzati nei 17 giorni del Festival che, dal 22 maggio al 7 giugno, vedrà confrontarsi leader del mondo industriale e finanziario, delle istituzioni e della cultura, dell’innovazione tecnologica e sociale.

Centinaia di occasioni di dibattito, approfondimento, confronto, arricchimento culturale allo scopo di accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo pienamente sostenibile dal punto di vista economico, sociale, ambientale e istituzionale.

“La città di Roma è in cammino verso questo modello” di sviluppo sostenibile e “un passo alla volta sta andando avanti” – ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, nel suo discorso di apertura del Festival, sottolineando l’impegno della città in progetti quali “la formula E, i progetti di mobilità sostenibile, la sottoscrizione degli accordi con Ispra, Gse, Enea e ministero della Difesa nell’ambito del Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima”.

“Accordi – ha sottolineato la Raggi – che prevedono collaborazioni finalizzate all’analisi delle fonti rinnovabili e quindi alla riduzione di emissioni e alla definizione di azioni specifiche per il nostro territorio”.

Per la sindaca capitolina, per avviare uno sviluppo sostenibile, devono essere le istituzioni a trasformarsi ed innovarsi.

Un impegno – sottolinea – che deve essere “forte e condiviso” perchè l’assunzione di responsabilità da parte di ogni ente, amministrazione, associazione “è fondamentale”.

Per questo, Roma “è impegnata a creare non un progetto, ma una dimensione sostenibile un piano ad ampio respiro che comprenda ogni ambito del nostro vissuto”.

Rimangono infatti solo 12 anni per realizzare gli impegni internazionali che il nostro Paese ha sottoscritto nel 2015 e l’Agenda 2030 dell’Onu con i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile può e dev’essere la bussola per orientare il programma di azione del prossimo Governo.

“Sarà necessario un decennio di profonda e persistente innovazione economica, istituzionale e sociale, una vasta riqualificazione delle infrastrutture materiali e immateriali, un ciclo pluriennale di investimenti, pubblici e privati, una vera a propria trasformazione dell’attuale modello di sviluppo” – sottolinea il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini.

Recenti stime evidenziano che per raggiungere gli obiettivi fissati a Parigi nella lotta al cambiamento climatico, l’Europa deve investire 180 miliardi di euro da qui al 2030, mentre mancano all’appello circa 150 miliardi di euro di investimenti annui per infrastrutture sociali.

“L’Italia difficilmente raggiungerà gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro i termini concordati, a meno di un’azione urgente e determinata che orienti in questa direzione tutte le risorse disponibili, pubbliche e private” – ribadisce il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini.

L’ASviS sottolinea l’importanza di realizzare le proposte contenute nell’appello dell’Alleanza sottoscritto dalla maggior parte delle forze politiche durante la campagna elettorale. Dall’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile alla trasformazione del Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, dalla regia di Palazzo Chigi delle politiche per l’Agenda 2030 alla creazione di un intergruppo parlamentare su queste tematiche, dalla definizione di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile al Consiglio per la parità di genere.

“Solo così – conclude Giovannini – si può garantire che gli investimenti pubblici e privati, sia materiali sia immateriali, siano orientati nella direzione auspicata, riqualificando il patrimonio esistente e investendo in nuove infrastrutture sostenibili, migliorando il capitale naturale e il capitale umano, soprattutto a favore delle aree territoriali e dei gruppi sociali più deboli, così da migliorare il benessere dei cittadini e ridurre le tante disuguaglianze di cui soffre l’Italia”.

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