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Festa della Repubblica, Piero Calamandrei: “In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia”

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“In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli”, Piero Calamandrei. Riproponiamo il suo discorso in occasione della Festa della Repubblica che di celebra il 2 giugno. 

Martedì 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica, istituita per ricordare il referendum che, dopo la caduta del fascismo, sancì lo storico passaggio dell’Italia dalla monarchia all’attuale sistema repubblicano.

La prima Festa della Repubblica venne celebrata nel 1947, in concomitanza con l’anniversario del referendum. Nel 1948 si svolse la prima parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma, ma è solo nel 1949 che il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale. Nel 1977, a seguito della crisi economica che aveva colpito l’Italia anni ‘70, la Festa della Repubblica venne spostata la prima domenica di giugno, in modo da non perdere un giorno lavorativo. Nel 2001, su suggerimento dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la celebrazione tornò alla sua collocazione originale del 2 giugno, abbandonando quindi la condizione di festa mobile.

In occasione di questa ricorrenza riproponiamo il discorso di Piero Calamandrei, giurista, padre costituente e appassionato uomo politico, che attraversò la brutale temperie culturale e politica fascista 

La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare”, è una frase tratta da un’appassionata difesa della giovane Costituzione Italiana che Piero Calamandrei pronunciò davanti agli studenti milanesi nel 1955. 

“Nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante, il più impegnativo soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà aggiunto si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “la Repubblica d’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“, questa formula corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro ma non ci si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società”.

“Gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi giovani di non sentire mai, questo senso di angoscia. Vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate trovare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica. La Costituzione vedete è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune che se va a fondo, va a fondo per tutti questi bastimento”.

“Dietro a ogni articolo di questa Costituzione o giovani voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta no, non è una Carta morta. Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i Partigiani nelle carceri, dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità andate lì o giovani col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione“.

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