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Femminicidio, Cardente: “Roma diventi città apripista, basta con la violenza sulle donne”

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“Vorrei che Roma, d’accordo con il ministero dell’istruzione, diventasse la città guida per costruire questi percorsi di sensibilizzazione e formazione sui rapporti legati al rispetto delle differenze di genere”, Alessandro Cardente, tra i capilista della lista Roma Ecologista.

“Dobbiamo lavorare con urgenza sul sistema culturale: la quantità inarrestabile di omicidi femminili, non può più lasciarci ancora indifferenti o inermi. Esistono gli strumenti legislativi, ma non bastano ci vogliono dei progetti scolastici obbligatori con dei corsi annuali sull’affettività. Vorrei che Roma, d’accordo con il ministero dell’istruzione, diventasse la città guida per costruire questi percorsi di sensibilizzazione e formazione sui rapporti legati al rispetto delle differenze di genere”. A dirlo Alessandro Cardente, candidato al consiglio comunale con Roma Ecologista, da sempre impegnato per combattere il problema del femminicidio.

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”La nuova generazione prosegue Cardente – deve e può essere guidata, educata e avviata verso la costruzione di un sano rapporto equilibrato di relazioni sociali sentimentali. Questo, occorre farlo da subito nelle scuole e ovunque sia possibile farlo. Il momento storico oggi rappresentato dai social, e da una complessa metodologia di comunicazione, non aiuta ad una socializzazione naturale, anzi, spesso questi sistemi la rendono artefatta e ingestibile. Si formano persone più aggressive e più isolate, ma più sicure perché nell’anonimato, trovano protezione e forza. Una fucina a volte pericolosa e incontrollata dove ogni meccanismo procede per proprio conto. Ecco perché i territori, dai municipi, ai comuni; dalle regioni alle istituzioni nazionali, devono comunicare con una sola linguaggio e procedere insieme verso un unico scopo: quello di troncare definitivamente questa violenza anche culturale”.

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‘Occorre sui territori – prosegue Cardente – un patto tra partiti di ogni orientamento politico, e con tutte le forze sociali affinché, questa catena di “maschilismo assassino” si spezzi. E a guidarla in prima linea dobbiamo essere noi uomini. Perché il vero problema siamo noi e non le donne. Personalmente ho sempre creduto che l’attenzione, lo sguardo severo e attento, vada centrato proprio sull’uomo. Nel 2017 a Taormina organizzai una delle più importanti manifestazioni contro il femminicidio in Italia ideata da uomini con il tentativo di proporre una definitiva rivoluzione culturale avendo il dovere e la necessità di dire basta. È necessario cambiare la mentalità facendolo dai più giovani”.

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