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Chi è Federica Gasbarro? L’attivista italiana che combatte per il clima

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“Abbiamo tutti le stesse idee, vogliamo riprenderci il futuro che ci stanno rubando. Grazie a quest’occasione abbiamo raccolto più contatti per fare network ed essere ancora più coesi”. Federica Gasbarro è l’unica italiana del movimento Fridays For Future, invitata dall’Onu a partecipare allo Youth Climate Summit a New York. Ecco l’intervista esclusiva alla giovane attivista che da grande vuole fare la scienziata. 

Siamo giovani agguerritissimi, pieni di energie, di idee, e soprattutto siamo inarrestabili sarà meglio per loro che facciano qualcosa di davvero concreto e lungimirante, e soprattutto che si passi dall’ambizione all’azione nei prossimi mesi“.  Questo è l’invito di Federica, unica italiana presente al summit del clima dei giovani organizzato dall’Onu, in corso questi giorni a New York. 

Federica Gasbarro ha 24 anni, è nata ad Avezzano, studia biologia e da grande vuole fare la scienziata. Intanto combatte per difendere il pianeta e il il suo futuro, come quello di tanti altri ragazzi. E’ l’unica italiana presente al summit del clima dei giovani organizzato dall’Onu a New York in questi giorni.

Le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare ampio spazio all’attivismo giovanile, invitando oltre 100 attivisti da tutto il mondo al summit clima dei giovani. E tra questi ci sei anche tu, hai l’occasione di spiegare per cosa combatti. Su cosa si baserà il tuo intervento?

Il mio intervento sicuramente sarà basato sull’incitare i grandi della Terra a perseguire azioni repentine e volte al cambiamento di rotta, non uno qualsiasi ma un cambiamento che possa avvenire qui e ora. Ci sono dinamiche internazionali importanti, non tutti i paesi possono accettare immediatamente il cambiamento però, dato che è un summit e che comunque si basa su azioni concrete e  sull’audacia dei paesi stessi, secondo me è giusto ribadirlo.

Presenterò il mio progetto che è quello delle microalghe, ovvero acquari popolati da microalghe che assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno. Chiaramente ci sono delle tecnologie ben più avanzate ed efficienti ma con un budget limitato, non  che abbia un’efficienza meno elevata, possa più rappresentare un simbolo  per l’opinione pubblica per mostrare che la situazione viene presa sul serio.

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Greta, come una vera e propria green influencer, ha portato all’attenzione di giovani e media la tematica ambiente. Quando hai iniziato a interessarti e in che modo, attraverso i tuoi profili social, cerchi di informare chi ti segue per far capire quanto sia importante agire ora?

Mi interesso di ambiente da sempre,  in modo più approfondito da quando ho iniziato a studiare biologia perché ho avuto l’opportunità di vedere tutto più da vicino e quindi comprendere a livello tecnico quale fosse la situazione. Attraverso i miei profili social ho pensato di creare dei fotomontaggi che fossero comunque molto più simbolici e diretti. Volevo creare qualcosa appositamente pensato affinché passasse un bel messaggio. Cerco di informare chi mi segue dando contenuto, non parlando solo di viaggi e moda.

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Cosa è cambiato negli ultimi mesi dopo il primo grande sciopero globale del 15 marzo? E soprattutto, tu e gli altri ragazzi siete stati ascoltati? Quali istituzioni e quali ministri si sono avvicinati a voi, vi hanno incontrato e che feedback avete ricevuto?

Negli ultimi mesi a livello di cittadinanza, per quello che ho potuto vedere, c’è stato un enorme cambiamento in meglio, nel senso che tante persone che erano intorno a me, e che lo so ancora adesso, ma anche tanti che magari  ci fermano in piazza, ci dicono che grazie a noi sono stati sensibilizzati e adesso pensano, riflettono e si sono informati.

Noi ragazzi siamo stati ascoltati ma parzialmente, nel senso che qualcosa è stato fatto, come la legge salvamare, però purtroppo non basta. Versiamo in una situazione che se non  agiamo in modo radciale non raggiungeremo il nostro obiettivo di 1,5 °.

In qualità di movimento siamo sempre stati lontani da istituzioni e ministri perché,  proprio alle basi delle nostre regole, c’è  non dialogare apertamente ma scioperare. E alla base appunto di queste direttive del movimento c’è anche che, quando vedremo qualcosa di concreto, allora parleremo con loro. Diversi partiti si sono avvicinati, si sono offerti anche di aiutarci a sostenere le spese, però la risposta del movimento è stata quella che chiaramente abbiamo un crowdfunding e che potevano aiutarci in quel modo.

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Cosa vuoi fare da grande dopo questa esperienza che stai vivendo? Continuerai a seguire i tuoi studi?

Da grande sogno di diventare scienziata e di continuare ad occuparmi di tematiche ambientali ma non nel senso più generale del termine quanto a livello di biotecnologie o tecnologie volte alla creazione di biocarburanti, bioplastiche, quindi volta alla scoperta di nuove soluzioni.  Questo è qualcosa che mi piace tantissimo e mi stimola. Vorrei farlo all’estero e non perché ritengo che l’Italia nono sia adatta ma perché penso che un ‘esperienza fuori faccia parte di quel bagaglio culturale che ogni scienziato dovrebbe avere.

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