Fashion&Design

Fashion Revolution Week, al via la settimana della moda sicura e sostenibile

Condividi

Fashion Revolution ha dato il via all’annuale Fashion Revolution Week, nella quale si chiede all’industria della moda maggior trasparenza e sostenibilità nella propria catena produttiva.

Fashion Revolution, un’organizzazione no profit che si batte per un’industria della moda sicura, sostenibile e corretta, ha dato il via all’annuale Fashion Revolution Week; l’evento si svolgerà dal 20 al 26 aprile e sarà focalizzato su un’azione collettiva a livello globale per chiedere all’industria della moda di assumersi le proprie responsabilità in termini di ingiustizie a livello ambientale e sociale. Quest’anno Fashion Revolution chiederà cambiamenti nella catena di produzione dei capi d’abbigliamento per eliminare i rifiuti, l’inquinamento e lo sfruttamento nel settore.

Moda, ecostilista presenta una collezione creata riciclando tende abbandonate

Fashion Revolution è stata fondata nel 2013, a seguito del crollo del Rana Plaza di Savar in Bangladesh in cui 1,100 persone hanno perso la vita e 2,500 sono rimaste ferite, la maggior parte operai che confezionavano abiti per le più grandi case di moda. La tragedia ha rivelato il coinvolgimento dell’industria della moda: il bisogno di capi di abbigliamento prodotti a basso costo ha portato a condizioni di lavoro non sicure per i lavoratori, che avevano già espresso preoccupazioni riguardo la sicurezza dell’edificio. Da allora Fashion Revolution si sta battendo per un’industria della moda equa, sicura e rispettosa dell’ambiente e ogni anno la Fashion Revolution Week, che ricade nell’anniversario del crollo di Rana Plaza, ha lo scopo di interrogarsi sui progressi fatti dal settore. Quest’anno la Fashion Revolution Week farà appello per un cambiamento strutturale nell’industria della moda ed è necessario che tutti facciano sentire la propria voce per fare pressione sull’intero sistema. I consumatori sono stati incoraggiati a porsi la domanda #whomademyclothes? (chi ha prodotto i miei vestiti) su Twitter, alla quale i produttori e le case di moda dovranno rispondere con l’hashtag #imadeyourclothes per dimostrare la trasparenza lungo tutta la catena di produzione.

Moda sostenibile, vestirsi rispettando l’ambiente. I consigli dell’esperta Camilla Mendini  

Per combattere la trasparenza e la schiavitù moderna, i partecipanti della Fashion Revolution Week possono anche inviale delle mail alle case di moda per chiedere salari adeguati e condizioni di lavoro sicure per i propri dipendenti. Sicurezza infatti non vuol dire solamente garantire un salario dignitoso o rimuovere i pericoli ambientali nelle aziende ma anche proteggere i lavoratori da tutte le forme di abuso; secondo la Ellen MacArthur Foundation delle 300 milioni di lavoratrici nell’industria tessile, 1 su 3 è stata vittima di molestie sessuali negli ultimi 12 mesi. Oltre a combattere le ingiustizie sociali, la Fashion Revolution Week si concentrerà sull’inquinamento e gli sprechi della moda. Siamo nel mezzo di un’emergenza climatica e tuttavia il settore della moda continua ad essere responsabile per oltre il 10% delle emissioni a livello globale, per 92 milioni di tonnellate di rifiuti che finiscono nelle discariche e del 20% dell’inquinamento dell’acqua. Questo trend in crescita rispecchia la cultura del consumo della nostra società: oggi acquistiamo in media il 60% dell’abbigliamento in più rispetto a 15 anni fa e lo utilizziamo solamente per la metà del tempo.

Moda, Stella Mc Cartney porta i peluche in passerella: “io, il marchio etico”

Lo scopo della Fashion Revolution Week è quello di convincere i consumatori a riflettere attentamente prima di acquistare un nuovo capo d’abbigliamento, dimostrando che esistano alternative all’acquisto come il noleggio, lo scambio con gli altri o l’usato. Sebbene la pandemia del COVID-19 abbia cancellato molti eventi previsti per la settimana, gli organizzatori di Fashion Revolution chiederanno ai consumatori di riflettere su come poter reinventare la nostra società. A pandemia conclusa si potrà riprendere ad ospitare eventi locali e scambi di vestiti per incoraggiare la circolazione di abiti che sono già stati prodotti e ridurre la domanda di una nuova produzione.

(Visited 323 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago