Con l’obiettivo di piantare mille miliardi di alberi in meno di dieci anni, il 18 novembre si terrà un sit-in per rilanciare una legge che obbliga i comuni a piantare ogni anno tanti alberi quanti sono i nuovi nati. 

Piantare mille miliardi di alberi entro il 2030 per contribuire a salvare il pianeta dalla crisi climatica. La sfida, assai ardua, è stata lanciata dal presidente nazionale di Fareambiente Vincenzo Pepe. 

Seppure il numero – mille miliardi – sia abnorme, quasi difficile da pensare, l’obiettivo è raggiungibile e l’impegno è stato preso anche in occasione del G20 di Roma di fine ottobre. Ma in Italia esiste una legge che impone ai comuni di piantare nuovi alberi ogni anno esiste dal 1992 ma che è da sempre rimasta solo sulla carta.

Proprio in questi giorni con la chiusura del G20 e con l’appello a dover mettere a dimora 1000 miliardi di alberi entro il 2030 noi di Fareambiente ci siamo posti il problema. Ci siamo detti, iniziamo anche noi a fare delle cose. Innanzitutto a celebrare la festa dell’albero nelle scuole, nelle comunità, nelle case. dichiara a TeleAmbiente il presidente Vincenzo PepeInoltre domani, alla Camera, terremo una conferenza stampa per fare un appello a far sì che questa legge sia una legge concreta e poi presenteremo una proposta di legge sulla modifica della legge”.

“La cosiddetta legge Rutelli 113/92 – ricorda il presidente Pepe – prevedeva l’obbligo per il Comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica ma, ahimè, sono passati decenni e questa legge è rimasta inapplicata“. 

Chiederemo di contemplare delle sanzioni. Se un’amministrazione comunale è inadempiente la nostra proposta dice che, su istanza di associazioni ambientaliste, di un certo numero di consiglieri comunali e di un certo numero di cittadini, il prefetto può sostituirsi all’amministrazione”. Vincenzo Pepe spiega che il rilancio della legge Rutelli del 1992 e la proposta di inserire delle sanzioni, rientra nella più ampia battaglia di Fareambiente sulla cultura ambientale soprattutto nelle scuole. “E’ vero – ha detto il presidente – che l’educazione civica e ambientale è stata introdotta recentemente ma è pur vero che nelle scuole non è considerata una materia importante. Noi crediamo che l’ambiente sia un valore pari alla libertà e alla democrazia. Perché l’ambiente è qualità della vita, perché l’ambiente come valore è il fondamento del nostro comportamento”.

E sulla chiusura dei lavori della scuola di Alta Formazione in Transizione ecologica di Fareambiente Pope ha detto: “E’ stata un’esperienza bellissima, abbiamo avuto un numero inimmaginabile di persone che hanno partecipato ai nostri seminari per specializzarsi sulle tematiche della transizione ecologica. Io vorrei che scuole come queste si moltiplichino. Perché quello che facciamo è sempre poco ma se tanti di noi fanno poco diventa tanto”.

Un sit-in davanti al Parlamento per chiedere l’applicazione della legge Rutelli sugli alberi

Per spingere verso l’applicazione di una legge che avrebbe un impatto importante in termini di qualità dell’aria e contribuirebbe alla regolamentazione del clima, Fareambiente ha indetto per il 18 novembre prossimo un sit-in di fronte Montecitorio.

“Il 18 – spiega Pepe – saremo davanti al Parlamento affinché ci sia un impegno più forte nell’applicazione di questa legge con l’introduzione di una sanzione rispetto ai sindaci e alle amministrazioni comunali che non adempiono a questo obbligo. Piantare un albero significa avere una buona qualità dell’aria e concretamente lottare contro il cambiamento climatico”. 

Un albero per ogni neonato, la legge mai applicata

Quella a cui fa riferimento il presidente nazionale di Fareambiente Vincenzo Pepe è una legge dello stato, promulgata dal presidente della repubblica Francesco Cossiga nel febbraio del 1992, con degli obblighi specifici per sindaci e amministrazioni comunali. Nonostante ciò, non è mai stata applicata.

La legge ancora oggi in vigore prevede che “i comuni provvedono, entro dodici mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente, a porre a dimora un albero nel territorio comunale”. 

E ancora: “L’ufficio anagrafico comunale registra sul certificato di nascita, entro quindici mesi dall’iscrizione anagrafica, il luogo esatto dove tale albero è stato piantato”.

Dunque, nell’Italia in cui gli alberi cadono per cattiva manutenzione, ogni nato dopo il febbraio del 1992 dovrebbe avere un proprio albero piantato nel comune di residenza. Ma di questi alberi, ad oggi, non c’è traccia.

 

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