FAI, I LUOGHI DEL CUORE. ECCO I POSTI PIU VOTATI NEL LAZIO

Fai. La carica dei 2.227.847 italiani che hanno votato al censimento del FAI “I luoghi del cuore” per dare un futuro ai luoghi a loro cari. Una straordinaria dimostrazione di impegno civico e coesione sociale che vede al 1°posto della classifica regionale Parco e Casale della Cervelletta, Roma e al 2°posto la Città di Orvinio, Rieti.

Parco e casale della Cervelletta, Roma  (al 27° posto della classifica nazionale con 14.065 voti)

Il Parco e casale della Cervelletta a Roma è un complesso fortificato arroccato su una rupe tufacea all’interno della riserva naturale della Valle dell’Aniene, con l’alta torre del XII secolo circondata da massicci corpi di fabbrica. La tenuta della Cervelletta era un vasto fondo medievale di proprietà ecclesiastica che venne rilevato nel XVI secolo dalla famiglia Sforza. Il cardinale Scipione Borghese lo acquistò nel 1628 e lo trasformò in elegante residenza di campagna. È in questo periodo che la tenuta compare nel catasto con il nome di Casale della Cervelletta, che sembra derivare dal latino acervus (cumulo), dagli imponenti cumuli di tufo delle vicine cave romane. Nel 1835 la proprietà passò alla famiglia Salviati, che procedette alla bonifica del territorio circostante. Oggi di proprietà del Comune di Roma, il casale è chiuso a causa dei possibili crolli. Il comitato “Per la salvaguardia del casale della Cervelletta” desidera che questo luogo, ormai in stato di totale degrado, venga tutelato. L’area è protagonista di una frequentata rassegna cinematografica estiva e molti sono i personaggi del mondo dello spettacolo che hanno sostenuto la raccolta voti.

 

Città di Orvinio (RI) (al 57° posto della classifica nazionale con 7.069 voti)

La Città di Orvinio (RI), inserita tra i “Borghi più belli d’Italia”, con i suoi 400 abitanti, sorge a 840 metri di altitudine su un colle che domina la piccola valle di Pezze Santino, nel Parco naturale regionale dei Monti Lucretili. Appartenuto per secoli all’abbazia benedettina di Santa Maria del Piano – i cui ruderi si trovano sul fondovalle – divenne nel Cinquecento feudo degli Orsini, poi dei Muti e dal 1623 ducato assegnato ai Borghese, per tornare sotto lo Stato Pontificio nel XIX secolo. Vi sorgono diversi edifici cinquecenteschi, dalla chiesetta della Madonna dei Raccomandati, che custodisce affreschi di Vincenzo Manenti (1600-1674), nativo di Orvinio, all’imponente castello Malvezzi Campeggi. Il comitato che ne promuove la votazione, cui partecipano tutte le realtà locali, a cominciare dallo stesso Comune, vuole renderlo più noto e valorizzato.

 

Calidarium di Aquae Tauri, Civitavecchia (RM)

Situato sul “Poggio della Ficoncella”, nel Municipio romano di Aquae Tauri a Civitavecchia, si trova il Calidarium, destinato ai bagni caldi e ai bagni di vapore.  Delle terme, di cui oggi è ancora possibile scorgere la grande vasca ellittica modellata nel travertino, si trova una citazione nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio del 74 d. C. e l’origine del loro nome risale forse al collegamento con l’immagine della divinità etrusca di Acheloo, rappresentata da un toro androprosopo, che i romani assimilarono alla divinità di Giove taurino. L’abbandono delle terme risale al 107 d.C. Solo in seguito a una pulitura dell’area nel 2015-2016, sono emersi il fondo del calidarium e il sistema di distribuzione idrica, mai documentati in precedenza. Dal luglio 2017 è iniziata una campagna di scavi diretta dall’Università di Bologna che verte a uno studio sistematico del sito. Il comitato “Società storica Civitavecchiese”, insieme a università e istituzioni, promuove la raccolta voti per sensibilizzare circa i restauri necessari.

 

Acropoli di Alatri (FR)

Con le sue ciclopiche mura, l’Acropoli di Alatri (FR), di epoca preromana, rappresenta uno tra i più grandiosi e meglio conservati complessi del genere presenti in Italia. La struttura di contenimento, caratterizzata da possenti muraglie poligonali, realizzate con enormi pietre posate senza l’uso di malta, racchiude una vasta area sopraelevata, di ben 19.000 metri quadrati. Vi sorgono la concattedrale di San Paolo e il vescovado. La cinta dell’acropoli presenta cinque porte, di cui due ben conservate: la Porta Maggiore e la Porta Minore. Lungo il pendio che si sviluppa al di sotto del lato settentrionale si trovano i resti di un portico, risalente alla seconda metà del II secolo a.C. Il bene è aperto al pubblico e le mura sono in buono stato di conservazione, anche se ricoperte in alcuni punti da piante e deturpate da scritte. Il comitato, nato sui social network in occasione del censimento, ne auspica in particolare valorizzazione e promozione.

 

Chiesa di S. Giuda Taddeo, Gaeta (LT)

Percorrendo la via Angioina a Gaeta, una strada stretta e quasi ferma nel tempo, fortemente evocativa di atmosfere medievali e ottocentesche, si incontra la piccola Chiesa di S. Giuda Taddeo, che nonostante l’attuale stato di precaria conservazione, si distingue ancora per l’elaborata decorazione architettonica ispirata allo stile gotico. In posizione dominante, la chiesa spicca nel panorama complessivo della città osservata dal golfo antistante. La sua costruzione è frutto di una trasformazione, realizzata tra il 1855 e il 1856, della più antica chiesa di S. Onofrio e della canonica annessa, la cui proprietà da parte dell’Istituto gaetano di assistenza e beneficenza della SS. Annunziata è documentata fin dal 1489. La scelta dello stile neogotico è da mettersi in relazione con il restauro del vicino grande tempio di S. Francesco d’Assisi, realizzato dal Capitano del Genio militare borbonico Giacomo Guarinelli – autore del progetto della stessa chiesa – per volere del re Ferdinando II di Borbone. Il piccolo ed elegante edificio, in disuso da molti anni, è oggi a grave rischio di crolli per la fatiscenza delle strutture o di trasformazioni che potrebbero snaturarne totalmente l’identità. Si auspica quindi un accurato restauro, in grado di restituire al monumento il suo valore di testimonianza di uno stile architettonico e di un’epoca storica di grande importanza per la città di Gaeta e per tutta l’Europa.

 

Villa Bruschi Falgari, Tarquinia (VT)

Nell’anno 1869, per desiderio della nobildonna Maria Giustina Quaglia, moglie del conte Francesco Bruschi Falgari, l’architetto Virginio Vespignani, allora “direttore della Fabbrica di S. Pietro” e già famoso per alcuni edifici capitolini del XIX secolo, venne incaricato di disegnare un casino da edificare nel terreno di Villa Bruschi Falgari. Situata a circa un chilometro da Tarquinia sulla strada Aurelia in direzione di Roma, la villa sorge in un luogo di particolare bellezza naturale che alla vicinanza del mare e al piacevole clima, unisce un’abbondante presenza di acqua, grazie alle numerose sorgenti ivi presenti. Antistante la villa, tra i quasi 4 ettari di parco, venne realizzato anche un giardino all’italiana, connotato da anfratti verdi e misteriosi, fontanelle zampillanti, ruscelletti gentili, vialetti ombrosi e nascosti, per molti anni rifugio segreto degli innamorati tarquiniesi che incidevano i loro nomi e i loro cuori sulle foglie delle agavi. Un piccolo paradiso terrestre in cui i conti Bruschi Falgari pare abbiano ospitato Giuseppe Garibaldi nel 1875, e nel 1905 accolsero persino Vittorio Emanuele ed Elena di Savoia. La villa, dopo varie vicissitudini, passò di proprietà alla curia vescovile di Civitavecchia e Tarquinia, e fino agli anni Ottanta fu in buono stato. Oggi il parco è chiuso al pubblico, in grave stato di abbandono. Il comitato “Gli amici di villa Bruschi Falgari” auspica che la villa e il suo parco tornino a essere un simbolo per la città e un luogo che i tarquiniesi possano tornare a vivere.

TUTTA LA CLASSIFICA DEI LUOGHI DEL CUORE FAI

 

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