L’accusa al Governo è quella di non aver agito tempestivamente per salvaguardare il diritto alla salute e a vivere in un ambiente salubre.

L’area dell’ex Ilva, a Taranto, finisce anche nel mirino dell’Onu. Nel rapporto annuale ‘The right to a clean, healthy and sustainable environment: non-toxic environment’, scritto da David R. Boyd, viene stabilito che l’impianto siderurgico, per decenni, ha violato i diritti umani, causando un grave inquinamento atmosferico e compromettendo la salute dei cittadini. “I residenti nei quartieri vicini all’impianto soffrono di malattie respiratorie, cardiache, cancro, disturbi neurologici e mortalità prematura“, scrive il relatore speciale Onu sugli obblighi in materia di diritti umani relativi al godimento di un ambiente sicuro, pulito e sostenibile.

Il rapporto è stato scritto anche da Marcos Orellana, relatore speciale sulle implicazioni per i diritti umani per la gestione e lo smaltimento di sostanze e rifiuti pericolosi. La zona dell’ex Ilva di Taranto, per l’Onu, compare tra i luoghi più inquinati e degradati d’Europa e del mondo, insieme a Quintero-Puchuncavi in Cile (dove ci sono centrali termoelettriche a carbone e fonderie), Bor in Serbia (dove ci sono miniere di rame) e Pata Rat in Romania (discarica di 22 ettari). Nel rapporto delle Nazioni Unite viene spiegato che il diritto a un ambiente salubre può essere garantito solo limitando l’utilizzo di sostanze tossiche che colpiscono le persone più vulnerabili.

Sempre per l’Onu, l’Italia è colpevole di aver agito in ritardo, posticipando le operazioni di bonifica dal 2021 al 2023. Inoltre, i vari Governi che si sono succeduti hanno permesso all’impianto di restare in funzione, senza tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Era il 2019, infatti, quando l’Italia fu condannata per aver violato il diritto al rispetto della vita di alcuni cittadini di Taranto. Nel rapporto viene chiesto ai vari Stati di intervenire, limitando l’inquinamento e le gravi disuguaglianze sociali.

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