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Ex Ilva, impianti al minimo fino al 3 aprile. Manna: “Ancora una volta a pagare è l’operaio”

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Sino al 3 aprile sospesa l’attività produttiva dello stabilimento ArcelorMittal ai fini commerciali, garantito soltanto il mantenimento e la salvaguardia impianti e sicurezza. A stabilirlo il prefetto di Taranto. Prima della decisione l’intervista a Luciano Manna, VeraLeaks:  “Quello che dall’inizio era chiaro è che non si sarebbero mai spenti gli impianti”.

La siderurgia non è compresa nell’elenco delle attività autorizzate a produrre nell’ultimo decreto del presidente del consiglio del 22 marzo ma è stato inserito un passaggio che richiama la situazione dello stabilimento di Taranto, ArcelorMittal, ex-Ilva: “Sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo”. 

A stabilire le sorti dell’ex Ilva il decreto del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, in corso di emanazione. Nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal sino al 3 aprile, causa Coronavirus, è sospesa l’attività produttiva ai fini commerciali ma viene garantito soltanto il mantenimento e la salvaguardia impianti e sicurezza impiegando 3.500 operai diretti e 2.000 dell’indotto nelle 24 ore. Le sigle metalmeccaniche sono ora a confronto con ArcelorMittal in azienda

La decisione del Prefetto di Taranto non è diversa da quella di chi, col buon senso, ha analizzato gli eventi accaduti in questi mesi senza lasciarsi ai sentimenti. – ha commento Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks.orgPurtroppo verrà penalizzato ancora una volta l’operaio, ma che lui fosse la prima vittima lo si era capito dall’accordo dell’azienda con i sindacati in sede ministeriale di settembre 2018. La macelleria sociale su dipendenti diretti in amministrazione straordinaria ed impiegato nell’indotto è servita con un nuovo episodio, uno dei tanti che abbiamo imparato a vedere con la gestione ArcelorMittal”.

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Dopo l’emanazione del dpcm del 22 marzo c’era stato un primo incontro tra sindacati ed azienda e indetto dall’USB (Unione sindacale di base) mercoledì 25 marzo uno sciopero di 24 ore impedito dalla stessa azienda. 

Martedì 24 marzo l’incontro in video conferenza delle organizzazioni sindacali di FIM FIOM UILM e USB con il prefetto Demetrio Martino nel quale erano state ribadite le ragioni delle loro richieste: un assetto di marcia a minimo di regime (salvaguardia impianti) e stesso trattamento per i lavoratori delle ditte di appalto. Avevano inoltre ribadito che “la salute dei lavoratori e delle loro famiglie viene prima della produzione“. Infatti nel decreto si legge anche che “un prefetto qualora si rendesse conto che non si arrecherebbero danni agli impianti, né ulteriori situazioni di pericolo di incidenti, può fermare un’attività a ciclo continuo per motivi legati all’emergenza covid-19“. 

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E proprio Luciano Manna, anche ex operaio dello stabilimento siderurgico di Taranto, abbiamo ascoltato per capire quali saranno le sorti dell’ex-Ilva. “Quello che dall’inizio di questa emergenza sanitaria era sicuramente chiaro è che l’ex-ilva gestita da Arcelor Mittal non avrebbe mai assolutamente spento gli impianti. Non è successo con il sequestro del 2012 e quando la procura ha impugnato i decreti del governo. E di fatto Arcelor Mittal ora mette in cassa 5000 operai e anche qui è curiosa la sua dichiarazione perché è la stessa identica dichiarazione fatta a novembre 2019″, spiega.

In merito al ruolo del prefettoin questo caso parla di sicurezza degli impianti e quindi l’esempio è proprio Altoforno2. Ci sono alcune testate locali che avevano pubblicato il titolone si spegne l’Altoforno 2 ma se non è stato spento pochi mesi fa nonostante la sentenza del giudice Maccagnano nel processo del procedimento penale per la morte dell’operaio Morricella perché dovrebbe essere spento adesso? L’Altoforno 2, questa cosa penso che della stampa non l’abbia detto nessuno, in questo momento ha una temperatura leggermente più bassa rispetto a quella di colaggio, è in preriscaldo, potrebbe ripartire immediatamente anche domani”.

Per quanto riguarda le richieste dei sindacati loro comunque vogliono tutta l’azienda in totale comandata. Però chi aveva pensato che il coronavirus avrebbe fermato l’azienda ha pensato assolutamente male, fatto male i calcoli”, ribadisce Luciano Manna. Lunedì mattina c’è stato anche un altro incidente all’acciaieria 1 al cov/3, un carrello porta lance caduto dal quarto al terzo piano, come ha denunciato il consigliere comunale Massimo Battista. Fortunatamente si è incastrato sopra la cappa mobile e non è arrivato al primo piano, dove c’è il passaggio di tantissimi operai.

Le prime misure per ridurre il contagio sono arrivate nell’acciaieria solo 4 giorni dopo la dichiarazione di pandemia e di zona rossa in tutta Italia. Lo stesso Luciano Manna sul profilo social e sul sito VeraLeaks.org ha denunciato attraverso alcune immagini la situazione davvero molto critica anche quando si era già in pieno allarme.

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Ho pubblicato alcune fotografie delle mense dell’Ilva dove c’erano assembramenti e c’erano persone che non avevano la mascherina, non avevano i guanti, e si stavano consumando dei cibi. Soltanto ieri c’era una fila interminabile davanti ai magazzini generali per ritirare delle mascherine che l’azienda ha distribuito una per operaio. Queste mascherine sono le FFP1 e sono mascherine usa e getta. All’interno dell’azienda mancano i DPI (dispositivi di protezione individuale). Con un comunicato Arcelor Mittal ha autorizzato gli operai a portare le mascherine al di fuori, quindi tu stai portando una mascherina che hai usato dentro lo stabilimento e probabilmente la porti anche al domicilio. Sono tanti gli operai che mi scrivono e che mi dicono che le cose non vanno assolutamente”, spiega Luciano Manna.

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 Abbiamo fatto anche un punto sulla situazione dell’acciaieria prima dell’emergenza covid19.

Secondo me l‘assetto coronavirus rischia di diventare l’aspetto futuro dell’ azienda. Questo semplicemente perché era l’assetto che Arcelor Mittal ha dichiarato a novembre del 2019. Purtroppo in questa situazione il governo lascia fare Arcelor Mittal perché non saprebbe come gestire questa fabbrica.

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Ricordiamoci che nel luglio 2012 questa fabbrica è stata sequestrata dalla Procura di Taranto. Successivamente Clini firma la nuova AIA e l’atto amministrativo, che non può sovrastare il sequestro, viene inglobato nel primo decreto salva-ilva del dicembre 2012. E chi impugna il primo decreto salva-ilva di dicembre 2012? Lo impugna proprio la procura della magistratura di Taranto che dice: come fai a fare un decreto e a portare avanti questi impianti se io te li ho sequestrati? Nell’aprile 2013  la Corte Costituzionale afferma che il primo Decreto Salva Ilva è costituzionale a patto che si rispetti l’AIA del 2012. L’AIA del 2012 non è mai stata rispettata e quindi siamo al 2020 e siamo in piena violazione della legge. 

Una fabbrica che viola tutti i livelli istituzionali, quello dello Stato italiano quello della Corte Europea di Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ma anche quella della Corte di Giustizia di Bruxelles che ha posto questo stato sotto procedura di infrazione. Abbiamo violato tutto quello che c’era da violare. I diritti umani a Strasburgo, la legge europea di Bruxelles, quella italiana e continuiamo a dire dove dove andiamo a mangiare se chiude la fabbrica…”.

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