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Ex Ilva, tutti condannati: 22 e 20 anni ai Riva, tre anni e mezzo a Vendola. Confiscata l’area a caldo

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Ex Ilva, la sentenza del processo ‘Ambiente svenduto’: tutti condannati i principali imputati con l’accusa di disastro ambientale a Taranto. Disposta anche la confisca dell’area a caldo dell’impianto siderurgico.

Ex Ilva, tutti condannati i principali imputati del processo ‘Ambiente svenduto’. Giudicati colpevoli di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro i due esponenti della famiglia Riva, (gli ex proprietari e amministratori Fabio e Nicola condannati rispettivamente a 22 e 20 anni); condannato a tre anni e mezzo, per concussione aggravata in concorso, anche l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (per lui i pm avevano chiesto 5 anni).

La Corte d’Assise di Taranto ha accolto anche la richiesta dei pm sulla confisca dell’area a caldo dell’impianto siderurgico, sotto sequestro dal 26 luglio 2012, e delle società Ilva spa, Riva fire e Riva Forni Elettrici.

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La Corte d’Assise di Taranto ha giudicato colpevole Nichi Vendola, che era accusato di aver esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far «ammorbidire» la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva.

Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. Una sentenza che colpisce chi non ha mai preso un soldo dai Riva, che ha scoperchiato la fabbrica, che ha imposto leggi contro i veleni. Ho taciuto per 10 anni, difendendomi nelle aule di giustizia. Ora non starò più zitto. Condanna per me ed Assennato una vergogna, non fummo complici dei Riva, ma coloro che ruppero lunghi silenzi e una diffusa complicità. Combatterò contro questa carneficina del diritto e della verità“, commenta dopo la sentenza Nichi Vendola.

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Condannato anche l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, che risponde di una tentata concussione e di una concussione consumata, reati che avrebbe commesso in concorso con l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva (condannato a 3 anni) e l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà (condannato a 21 anni e mezzo). I pm avevano chiesto 4 anni per Florido e Conserva, 28 anni per Archinà.

 

Tra gli applausi dei cittadini di Taranto, fuori dalla scuola Sottufficiali della Marina Militare, ha preso la parola Luca Contrario. “Ora è ufficiale: quegli impianti sono dannosi e chi li ha gestiti è un criminale. Negli anni lo abbiamo detto solo noi, ci hanno chiamati ‘terroristi ambientalisti’, ‘nemici di Taranto’, ‘nemici del lavoro’. Oggi a dirlo è un tribunale” – le parole del membro del comitato Giustizia per Taranto – “Quegli impianti sono ancora aperti e producono acciaio sporco di sangue, morte e disastro ambientale. Oggi è un momento storico per chi, in tutti questi anni, ha lottato per chiedere giustizia per questa terra. Basta impianti criminali: a dirlo è un tribunale, non più quattro esaltati“.

 

 

 

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Tra i condannati ci sono anche l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso (21 anni) e l’ex consulente della procura Lorenzo Liberti (17 anni e mezzo). Condannato a 2 anni l’ex direttore generale dell’Agenzia per l’ambiente (Arpa) della Puglia, Giorgio Assennato, accusato di favoreggiamento nei confronti dell’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Secondo l’accusa, Assennato avrebbe taciuto delle pressioni subite dall’ex governatore affinché attenuasse le relazioni dell’Arpa a seguito dei controlli ispettivi ambientali nello stabilimento siderurgico. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Assennato, che ha sempre negato di aver ricevuto pressioni da Vendola, aveva rinunciato alla prescrizione.

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“Si tratta di una sentenza storica per il popolo inquinato di Taranto che certifica che nel capoluogo ionico c’è stato un disastro ambientale, causato dalla proprietà dell’impianto, che la nostra associazione cominciò a denunciare già negli anni ‘80 quando lo stabilimento era ancora pubblico, e che ha procurato tanti malati e morti tra dipendenti e cittadini. Una sentenza così pesante conferma la solidità, da noi sempre evidenziata, delle perizie epidemiologica e chimica disposte dal gip Todisco. Con questa sentenza di primo grado possiamo dire che eco giustizia è fatta e che mai più si deve barattare la vita delle persone con il profitto ottenuto nel totale disprezzo delle leggi”. È questo il commento di Legambiente in una nota congiunta firmata dal presidente nazionale Stefano Ciafani, dal direttore regionale Ruggero Ronzulli e dalla presidente del circolo tarantino Lunetta Franco.

A Legambiente che era tra le parti civili al processo (come già lo era stata, in assoluta solitudine, per precedenti processi contro Ilva nel passato) sono state riconosciuti provvisionali di 20mila euro per l’associazione nazionale e 50mila euro per Legambiente Puglia e circolo di Taranto, tra le più alte disposte dai giudici.

“Le condanne a 22 e 20 anni per Fabio e Nicola Riva nel processo sull’inquinamento ambientale del grande siderurgico tarantino fanno finalmente giustizia, in nome della salute e dell’ambiente. Una giustizia per cui bisogna ringraziare la magistratura, le associazioni, come Legambiente, e tanti cittadini che hanno denunciato il disastro ambientale dell’ex Ilva. La sentenza purtroppo arriva dopo troppi anni in cui la città lo ha subito, pagando un prezzo altissimo in termini di vittime, di malati, e di speranze sociali. Ora, spero che mai più un territorio e la sua popolazione siano costretti a scegliere da un lato tra salute e ambiente e dall’alto tra lavoro e economia. Le strade sono conciliabili nel segno dello sviluppo sostenibile. La politica certo avrebbe potuto fare di più; può farlo adesso, anche grazie a questa decisione, può avviare rapidamente il percorso per la giusta transizione ecologica che tutti i tarantini meritano”, così commenta la deputata Rossella Muroni, capogruppo alla Camera di FacciamoECO, commenta la sentenza di primo grado del processo Ambiente Svenduto.

Soddisfatto, dopo la sentenza, il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. “Una giuria di donne ha emesso una dura sentenza anche se nessuna aula di tribunale potrà risarcire per il dolore versato dalle famiglie di Taranto. Un sistema politico, amministrativo ed economico ha svenduto la città, simbolo del fallimento della politica italiana” – le parole di Bonelli – “Alle istituzioni italiane è mancata, e manca, una visione strategica del futuro dal punto di vista industriale. A Taranto, per decenni, si è inquinato senza che nessuna istituzione locale facesse qualcosa. Hanno chiuso gli occhi e legato le mani per non firmare atti a tutela della salute. La magistratura è dovuta intervenire per fare ciò che avrebbe dovuto fare la politica“.

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