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Ex Ilva, Emiliano: “Mittal il peggiore degli acquirenti”. Calenda: “Non si può decarbonizzare”

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“La continuità della tutela legale del contratto è fondamentale. Se andiamo via noi non verrebbe nessun altro. Nessuno può gestire tutto questo senza tutela. Questo è il principio”. Lo afferma il vicepresidente e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, in un’intervista a Riccardo Iacona per la puntata di PresaDiretta ‘Vertenza Italià che andrà in onda lunedì 14 ottobre alle 21.45 su Rai3.

L’immunità penale – ha aggiunto Jehl – è un concetto che non esiste. Dobbiamo essere chiari su questo. Non abbiamo mai parlato di immunità penale ma noi siamo qui per risolvere problemi che arrivano dal passato. La tutela legale – ha ribadito – era prevista dal momento del contratto. Noi non possiamo essere responsabili dei problemi del passato. Fa parte delle ipotesi di base del contratto di affitto”.

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Sulla decarbonizzazione, Jehl afferma che “la soluzione la troviamo entro il 2050. Ci impegniamo a zero emissioni a livello europeo”. Motivando l’ipotesi di una data così lontana, Jehl spiega che “la nostra industria è a ciclo lungo. Quando tu fai un investimento su una acciaieria – conclude – non lo fai per due anni, lo fai per 25 anni“.

Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, il gruppo ArcelorMittal che ora gestisce l’acciaieria ex Ilva di Taranto, è stato “il peggiore degli acquirenti”. Emiliano lo ha detto rispondendo a Riccardo Iacona in una intervista a PresaDiretta, sulla possibilità che ArcelorMittal possa abbandonare la fabbrica senza la cosiddetta immunità penale per l’attuazione del piano di tutela ambientale e sanitaria.

ArcelorMittal, rileva Emiliano, “è il principale produttore di acciaio europeo e uno dei più grossi del mondo. La fabbrica gli interessa soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente”.

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Il governatore evidenzia poi che “se noi quella fabbrica l’avessimo venduta a chi si impegnava sin dal momento dell’acquisto a decarbonizzarla (società indiana Jindal South West, ndr) e a farla funzionare con tecnologie diverse da quelle previste da quel piano (ambientale) oggi avremmo avuto un soggetto motivato perché sarebbe stata la sua unica base europea”. Per Emiliano, infatti, “il piano ambientale dell’ex Ilva prevede la ricostruzione della fabbrica secondo le tecnologie dell’800, cioè a carbone.

Il governo dell’epoca – conclude – nel momento in cui l’altro concorrente era disponibile al rilancio sul prezzo, avrebbe dovuto consentirlo e avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione come un elemento se non obbligatorio almeno di miglioria dell’offerta”.

Oggi non esistono acciaierie di quelle dimensioni decarbonizzate. Esiste una tecnologia molto costosa che prevede un costo del gas uguale a quello americano che non puoi fornire perché sarebbe aiuto di Stato. Mittal ha il più grande stabilimento in Europa con questa tecnologia ma è un ventesimo di Ilva, cioè sono molto piccoli“. Così l’ex ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, risponde alle obiezioni del presidente  Emiliano.

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Quanto alla società indiana Jindal interessata a rilanciare sull’acquisto del siderurgico di Taranto, poi acquisito da ArcelorMittal, Calenda precisa che se all’epoca in cui era ministro “avesse riaperto il rilancio sul prezzo, quello che sarebbe successo è che gli altri avrebbero rilanciato anche sul piano ambientale e sarebbe ricominciata la gara daccapo“. Per Calenda, infine, “uno dei grandi punti interrogativi è quello che viene chiamato lo scudo penale previsto per i gestori del siderurgico nell’attuazione del piano ambientale. Si tratta di una norma assolutamente tautologica – conclude – che non servirebbe in un paese normale. Nel nostro sì, perché chiunque va lì si becca un avviso di garanzia. Se la leveranno, io penso che ArcelorMittal se ne andrà“.

 

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