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Ex Ilva, lunedì 31 maggio la sentenza del processo “Ambiente Svenduto”

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Arriverà lunedì 31 maggio alle 10.00 la sentenza della Corte d’Assise per il processo “Ambiente Svenduto”, che vede alla sbarra l’ex proprietario dell’ Ilva di Taranto Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento e l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola.

Arriverà lunedì 31 maggio la sentenza del processo “Ambiente svenduto” per il disastro ambientale causato dall’ex Ilva negli anni di gestione della famiglia Riva. Lo si apprende da alcuni legali della difesa e delle parti civili, convocati per le ore 10 nell’aula magna della Scuola sottufficiali della Marina Militare.

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L’accusa ha avanzato alla Corte pesanti richieste di condanna: 28 anni di reclusione per Fabio Riva, ex amministratore e proprietario Ilva, e altrettanti anni per Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto, e Girolamo Archinà, il consulente dei Riva incaricato per le relazioni istituzionali. Chiesti inoltre 20 anni di reclusione per Adolfo Buffo, ex direttore del siderurgico di Taranto e attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia. Cinque anni sono stati chiesti per l’ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola.

 


In complesso, i pm hanno chiesto condanne a circa 400 anni di reclusione, diverse sanzioni pecuniarie verso le società imputate e la confisca degli impianti siderurgici di Taranto. Il processo di Taranto è ripartito nel 2016 dopo una prima fase di fine 2015 annullata per un errore nei verbali dell’udienza preliminare. Molte anche le parti civili che si sono costituite con richieste risarcitorie per circa 30 miliardi.

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“Ambiente Svenduto” è il processo che riguarda i reati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, imputati all’Ilva sotto la gestione del gruppo industriale Riva. Gli imputati sono 47, di cui 3 società: Ilva in amministrazione straordinaria, Riva Forni Elettrici ed ex Riva Fire. La sentenza, la Corte, presieduta da Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini, arriva dopo poco più di una decina di giorni di camera di consiglio. Il collegio si è infatti ritirato la sera del 19 maggio intorno alle 23 una volta chiuse le repliche dell’accusa e della difesa.

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