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Ex Ilva, il Consiglio di Stato boccia lo stop degli impianti: non c’è pericolo imminente per la salute

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L’ordinanza del sindaco di Taranto non è legittima per assenza di pericolo imminente. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia annullando la sentenza del Tar di Lecce. L’azienda continuerà pertanto a operare.

La Sezione IV del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4802 del 23 giugno 2021, ha accolto gli appelli di Arcelor Mittal Spa e di Ilva Spa in amministrazione straordinaria, e ha annullato l’ordinanza del 27 febbraio 2020, con cui il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, aveva ordinato loro, nelle rispettive qualità di gestore e proprietario dello stabilimento siderurgico “ex Ilva”, di individuare entro 60 giorni gli impianti interessati da emissioni inquinanti e rimuoverne le eventuali criticità, e qualora ciò non fosse avvenuto di procedere nei 60 giorni successivi alla “sospensione/fermata” delle attività dello stabilimento.

L’ordinanza del sindaco di Taranto disponeva, quindi, lo stop agli impianti dell’area a caldo in 60 giorni in quanto fonti emissive pericolose per la salute e per l’ambiente. Il Consiglio di Stato aveva sospeso il 12 marzo scorso la sentenza del Tar e rinviato tutto all’udienza di merito. Ma oggi il verdetto che ha bocciato la decisione del Tar di Lecce e quindi l’ordinanza del sindaco di Taranto: proseguirà dunque l’attività dell’ex Ilva in Puglia in quanto non sono emersi “fatti, tali da evidenziare e provare adeguatamente che il pericolo di reiterazione degli eventi emissivi fosse talmente imminente da giustificare l’ordinanza contingibile e urgente, oppure che il pericolo paventato comportasse un aggravamento della situazione sanitaria nella città di Taranto, tale da indurre ad anticipare la tempistica prefissata per la realizzazione delle migliorie” dell’impianto.

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I magistrati hanno disposto l’annullamento della sentenza del Tar di Lecce e in questo modo vengono dunque a decadere le ipotesi di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia e di fermata degli impianti connessi, la cui attività produttiva proseguirà con regolarità.

“Alla luce del pronunciamento del Consiglio di Stato sull’ex Ilva, che chiarisce il quadro operativo e giuridico, il governo procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone”, commenta il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. “Obiettivo è rispondere alle esigenze dello sviluppo della filiera nazionale dell’acciaio accogliendo la filosofia del Pnrr recentemente approvato”, conclude.

Il Consiglio di Stato, pur senza negare la grave situazione ambientale e sanitaria da tempo esistente nella città di Taranto, già al centro di vicende giudiziarie penali e di una sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani si è concluso che “nella specie il potere di ordinanza abbia finito per sovrapporsi alle modalità con le quali, ordinariamente, si gestiscono e si fronteggiano le situazioni di inquinamento ambientale e di rischio sanitario, per quegli stabilimenti produttivi abilitati dall’A.I.A.”, non essendosi evidenziato un pericolo “ulteriore” rispetto a quello ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività industriale.

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Arrivano però ottime notizie dall’Unione europea, come fa sapere con un post su Facebook l’ europarlamentare tarantina, Rosa D’Amato – Europarlamentare:La Commissione europea ha bocciato il piano del governo per l’ex Ilva. Nella nuova versione del Pnrr, infatti, non c’è più il progetto, previsto dalla bozza inviata a Bruxelles, per la produzione dell’acciaio con altoforno a carbone e attraverso DRI con metano e fusione in un forno elettrico. Con il Recovery plan, l’Italia potrà finanziare solo un progetto di R&S&I per studiare ‘la produzione acciaio di idrogeno verde basata sull’elettrolisi e quindi fonti energetiche rinnovabili’. Niente gas naturale, ma solo eolico o solare, in altre parole. – continua – Si tratta di una modifica sostanziale, che chiude la porta all’uso dei fondi Ue per azioni di greenwashing a Taranto, e che arriva in seguito alla lettera che abbiamo inviato alla Commissione europea con il mio gruppo parlamentare, i GreensEFA“.

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