Ex Ilva, il caso approda alla Corte di Giustizia europea

Il Tribunale comunitario chiamato a decidere sulla legittimità del decreto ‘salva Ilva’. Giovedì mattina i sindacati a Palazzo Chigi.

Il caso del decreto ‘salva Ilva’, dopo l’azione inibitoria collettiva promossa da 136 cittadini di Taranto (tra cui un bambino di otto anni affetto da una rara mutazione genetica), approda alla Corte di Giustizia europea. Il Tribunale comunitario è chiamato a rispondere ai quesiti posti dal Tribunale di Milano dopo l’azione dell’associazione Genitori tarantini, che da tempo chiede la chiusura degli impianti a caldo dello stabilimento siderurgico.

Ex Ilva, il caso alla Corte di Giustizia europea

Se la richiesta di chiudere l’impianto a caldo dell’ex Ilva non venisse accolta, i legali dell’associazione Genitori tarantini sono pronti a chiedere il rispetto del diritto al clima, con un piano di abbattimento delle emissioni. La Corte di Giustizia europea è chiamata a pronunciarsi sulle proroghe concesse per adeguare gli impianti secondo le norme previste nel 2012 dall’Autorizzazione integrate ambientale, ma non solo. Il Tribunale comunitario dovrà verificare la legittimità del rilascio dell’autorizzazione senza la valutazione del danno sanitario.

Le ragioni dei Genitori tarantini 

L’associazione Genitori tarantini aveva sollevato dubbi di legittimità perché le proroghe all’interno dell’Autorizzazione integrata ambientale erano arrivate senza la Valutazione del danno sanitario e considerando solo una parte di tutti gli inquinanti emessi dall’impianto dell’ex Ilva.
Il Tribunale italiano aveva effettuato un rinvio pregiudiziale verso la Corte di Giustizia Ue affinché si esprimesse sulla validità in base al diritto europeo.

Le conclusioni il 14 dicembre 

L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea pronuncerà le proprie conclusioni il prossimo 14 dicembre. A partire da quella data, la sentenza della Corte, definitiva e giuridicamente vincolante, dovrebbe arrivare entro quattro o cinque mesi.

Giovedì incontro governo-sindacati

Il futuro dell’ex Ilva, comunque, si gioca su più fronti. Non c’è solo quello giuridico del Lussemburgo, con l’attesa pronuncia della Corte di Giustizia europea, ma anche quello interno, con l’incontro a Palazzo Chigi tra il governo e i sindacati (Fim, Fiom e Uilm). Un incontro inizialmente previsto alle 16 di giovedì prossimo e poi anticipato al mattino.

I temi dell’incontro

Diversi i temi dell’incontro. Il primo è il futuro assetto societario: il memorandum of understanding sottoscritto da ArcelorMittal prevede l’opposto di quanto auspicato dai sindacati, cioè il passaggio in maggioranza dello Stato. “Se il governo vuole davvero avviare una nuova fase per il rilancio ambientale, occupazionale e industriale della siderurgia italiana, non può affidarsi una governance sbilanciata verso l’attuale multinazionale” – spiegano Fim, Fiom e Uilm – “ArcelorMittal in questi anni ha depredato una fabbrica senza rispettare gli accordi pregressi, a partire da quello siglato in sede ministeriale il 6 settembre 2018 e che, per noi, rimane l’unico valido“.

I sindacati scrivono a Mattarella

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm hanno anche scritto a Sergio Mattarella esprimendo la massima preoccupazione per i lavoratori dell’ex Ilva. “Per affrontare questa emergenza e trovare soluzioni per salvaguardare ambiente, lavoro e industria, è fondamentale e urgente l’intervento del Capo dello Stato, garante della Repubblica fondata sul lavoro e sensibile ai temi della sicurezza“, si legge nella lettera firmata da Roberto Benaglia, Michele De Palma e Rocco Palombella.

Il nodo gas

Altro nodo cruciale è la fornitura di gas: al momento, lo stop è stato scongiurato. Nei fiorni scorsi il Tar della Lombardia aveva sospeso i provvedimenti dell’Arera, concedendo ad Acciaierie d’Italia la sospensiva con un decreto che ha fissato la camera di consiglio per l’8 novembre, giorno in cui era previsto il blocco a monte della fornitura.

Cambi in Acciaierie d’Italia 

Novità in arrivo anche per quanto riguarda l’assetto societario di Acciaierie d’Italia: nel prossimo cda, Franco Bernabè, presidente della holding dal luglio 2021, dovrebbe rassegnare le dimissioni.