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Europee, i Verdi trionfano in Europa ma non in Italia

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In diversi Paesi il successo dell’onda verde è stato eclatante, come dimostrano i risultati raggiunti dopo le elezioni europee: i Verdi hanno avuto una vera e propria esplosione in termini di consensi. In Germania, con il 20,8% dei voti, sono il secondo partito dopo la Cdu e hanno raddoppiato il risultato delle scorse europee. In Italia Europa Verde, invece, non è riuscita a superare il 2,3% dei consensi.

In tutta Europa i Verdi rappresentano la vera alternativa, mossi dall’obiettivo dicombattere il cambiamento climatico eliminando gradualmente il carbone, promuovere l’efficienza energetica e passare all’uso delle energie rinnovabili al 100%, investire in un’economia verde tramite un Green New Deal, oltre a garantire un reddito minimo ai cittadini europei e rafforzare la trasparenza e la democrazia nelle istituzioni.

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In Germania i Verdi, con il 20,8% dei voti, sono il secondo partito dopo la Cdu e hanno raddoppiato il risultato delle scorse europee. In Francia, con il 12,9% sono il terzo partito, nel Regno Unito arrivano all’11% e il Belgio al 15. In tutto agli ambientalisti europei  occuperanno circa 69 seggi, saranno quindi una forza importante in qualsiasi decisione del Parlamento Europeo.

 

In Italia, nonostante l’interesse sulle tematiche ambientali trattate anche dai media nazionali, grazie alla grande mobilitazione partita dai ragazzi di Fridays For Future, il movimento creato dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg, i Verdi non hanno avuto la meglio dopo queste elezioni.

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 “Partivamo da una situazione difficile – racconta Beatrice Brignone, candidata per Europa Verde – Quando abbiamo iniziato eravamo sotto l’1% e con poca credibilità. Non c’è mai stata in Italia una politica forte e determinata in ambito ambientalista, a differenza di altri Paesi come l’Olanda o la Germania in cui la componente verde, per quanto minoritaria, esiste da tempo ed è cresciuta nell’ultimo periodo soprattutto nelle nuove generazioni. Loro hanno raccolto quello che hanno seminato, e noi cominciamo a seminare. In Italia si è cominciato solo adesso a parlare di ambiente, soprattutto grazie a Greta Thunberg e al movimento dello sciopero del clima, e il dibattito politico è affossato su Di Maio contro Salvini, così le elezioni sono diventate la partita del ‘voto utile’. Io mi ritengo soddisfatta, il nostro risultato non è così scontato, contando che abbiamo appena iniziato e la nostra lista era composta quasi per la totalità da donne sconosciute”. “I Verdi europei hanno lavorato molto su questo. La situazione è molto eterogenea, in alcuni Paesi sono molto schiacciati a sinistra, in altri più a destra, ma ultimamente si è puntato su una stretta connessione tra diritti sociali e diritti ambientali. – continua Brignone –  La stessa Keller, candidata verde alla presidenza del Consiglio, durante la campagna elettorale ha parlato ‘poco’ di ambiente, perché è un tema quasi scontato, e ha invece lavorato molto sulle questioni sociali. I Greens tengono assieme le due cose non per calcolo, secondo un’idea di unità un po’ astratta, ma secondo un progetto concreto. Per me questa è stata la chiave del successo dei Verdi in Europa. Da noi è più difficile“.

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“E la nuova sfida – conclude Brignone – sarà far capire agli italiani che i Verdi sono una forza di sinistra e non un partito ambientalista vecchio stampo”.

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