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Europa, mille miliardi di euro fino al 2030: ecco il nuovo Green Deal

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Verrà svelato in settimana a Strasburgo il nuovo progetto di investimenti della commissione europea: oltre mille miliardi di euro per favorire la transizione green e la riduzione delle emissioni entro il 2030.

Sarà presentato a Strasburgo martedì il nuovo piano di investimenti green dell’Unione Europea. Mille miliardi di euro di investimenti, spalmati nei prossimi 10 anni, di cui il 10% destinati alla riconversione economica delle aree maggiormente dipendenti dai carburanti fossili.

Inoltre regole meno severe sugli aiuti di Stato per gli interventi pubblici nei settori eco-sostenibili e almeno un quarto del bilancio Ue destinato a progetti «verdi». Infine un coordinamento annuale con i governi per definire nel quadro del semestre europeo gli interventi necessari.

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Il progetto prenderà il nome di Piano di investimenti per una UE sostenibile, e viene definito il “pilastro finanziario del Green Deal”.

La Commissione propone di dedicare “almeno il 25%” del bilancio Ue per gli investimenti in settori verdi. Ma non basta. Con questa proporzione, secondo Bruxelles da qui al 2030 ci sarebbero a disposizione 485 miliardi di euro. Non sarebbero sufficienti per raggiungere gli obiettivi climatici intermedi (entro il 2030 l’Ue vuole ridurre del 40% le emissioni di CO2 e portare la quota di energie rinnovabili al 32%).

Per questo servono ulteriori fondi. Altri 115 miliardi arriveranno dal cofinanziamento nazionale nel quadro dei vari programmi legati ai fondi strutturali europei, il resto arriverà invece dai finanziamenti della Banca europea per gli investimenti (Bei) e dai privati attraverso il piano «InvestEU».

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Si tratta di  un programma di investimenti che, grazie all’effetto leva, mobiliterà 650 miliardi totali nei prossimi 7 anni: la Commissione vuole che almeno il 30% di questi finisca nel settore «green». Si tratta di 195 miliardi da qui al 2027, che diventerebbero 280 miliardi se si prende in considerazione il periodo fino al 2030.

A completare la dotazione finanziaria di 1.000 miliardi ci sarà anche un nuovo «Fondo per la transizione giusta», un meccanismo creato per attutire i costi economici e sociali della riconversione energetica nelle aree più dipendenti dalle industrie inquinanti. Dovrebbe generare 100 miliardi di euro da qui al 2027 (che salirebbero a 143 nell’intero decennio), da distribuire alle regioni più colpite. Per questo da settimane è già in corso un braccio di ferro tra i governi per accaparrarsi le risorse.

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La Commissione non farà i nomi delle aree che più hanno bisogno: spetterà ai governi farlo dopo aver preparato «piani dettagliati sul processo di transizione e sulle azioni specifiche per raggiungere la neutralità climatica».

Nel documento vengono però fissati i criteri per poter aver accesso ai fondi, che finiranno sì alle zone più dipendenti dall’industria del carbone, ma anche a quelle che ospitano imprese altamente inquinanti. È il caso dell’ex Ilva, per esempio. Le fette più grandi della torta, comunque, andranno alla Polonia e alla Germania.

 

 

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