I leader europei hanno deciso di uscire dalla dipendenza energetica dalla Russia entro il 2027

Il piano presentato dalla Commissione europea per rispondere alla crisi energetica scaturita dall’invasione russa in Ucraina non basta. Bisogna pianificare l’abbandono totale di ogni fonte di energia – gas, petrolio e carbone – di provenienza russa nel giro di 5 anni.

È quanto è emerso durante il vertice informale tra i capi di stato e di governo dell’Unione europea che si è tenuto ieri a Versailles, in Francia. I leader europei hanno dunque dato mandato alla Commissione di redigere il piano che sarà presentato entro fine maggio e poi approvato da un consiglio europeo straordinario subito dopo.

La road map per uscire dalla dipendenza russa, però, non è del tutto tracciata. Bisogna ancora stabilire la velocità della transizione verso l’indipendenza energetica.

Da una parte ci sono i leader dei Paesi dell’est Europa che chiedono una chiusura dei rubinetti già da subito – come fatto dagli Stati Uniti e come farà a breve la Gran Bretagna – per dissanguare economicamente il Cremlino.

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Dall’altra ci sono Paesi come Italia e Germania, dunque più grandi e più influenti, che invece necessitano di più tempo dipendendo in grandissima parte dal gas di Mosca.

In mezzo, Emmanuel Macron, in qualità di padrone di casa, che prova a mediare tra le diverse posizioni. La Francia, grazie al nucleare, non risentirebbe pesantemente dell’addio immediato al gas russo. Ma la crisi di due delle più grandi economie del Continente – quella tedesca e quella italiana – avrebbe delle ripercussioni anche su Parigi.

La dipendenza europea dal greggio russo

L’orizzonte dei cinque anni, dunque, sembra il più probabile considerando la forte dipendenza dell’Europa delle fonti esterne.

Non solo dal gas, di cui tante economie europee non potrebbero far a meno. Ma anche del petrolio.

Secondo dati Eurostat del 2020, l’Unione europea importa il 97% del petrolio che consuma e il 25,7% arriva dalla Russia.

I Paesi che importano più greggio russo sono Germania, Polonia e Paesi Bassi. L’Italia è all’ottavo posto nell’Ue con 5,6 Mega tonnellate di greggio.

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Ma a dipendere maggiormente dal petrolio russo sono i Paesi dell’est che importano quasi esclusivamente da Mosca: in primis la Slovacchia, che prende dalla Russia il 78,4% del petrolio che consuma. Seguono PoloniaFinlandia Lituania dove la percentuale è di poco superiore al 66%.

A rischio la produzione

Sebbene non sia possibile prevedere le conseguenze nel lungo periodo del piano RePowerEu con cui l’Europa uscirà dalla dipendenza energetica dalla Russia, ciò che è già visibile sono le conseguenze della “guerra energetica” tra Russia e occidente.

Le dichiarazioni di Biden e Johnson relative all’addio in tempi brevi dal gas e petrolio russi e le dichiarazioni dell’Ue sulla volontà di allontanarsi gradualmente dalle fonti energetiche di Mosca hanno avuto come conseguenza un ulteriore aumento dei prezzi di gas e greggio.

Il pericolo maggiore potrebbe essere il blocco delle produzione laddove i costi superino i profitti. È già successo, per esempio, al gruppo ProGest che ha deciso di fermare le cartiere che gestisce in Italia e di mettere in ferie i 400 dipendenti perché la carta da loro prodotta viene venduta a 680 euro a tonnellata mentre i costi legati al gas necessario per la produzione hanno superato i 750.

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