AttualitàPolitica

Dal 1 aprile nuove regole sulle etichette alimentari, cosa cambia?

Condividi

Etichette alimentari. Nuove regole sulle etichette alimentari. È fissata per il primo aprile 2020 l’entrata in vigore della nuova etichettatura di origine dell’Ue.

Ad oggi, secondo quanto previsto dal Regolamento 1169 del 2011, che concede agli Stati Membri di ampliare i dettagli riportati in etichetta, lo Stato italiano obbliga i produttori ad indicare la provenienza della materia prima utilizzata.

Permettendo così al consumatore di avere un’indicazione chiave per capire, ad esempio, se quel prodotto è Made in Italy oppure no.

Agricoltura, al via primo bando nazionale per i Distretti del cibo

Per “ingrediente primario” si intende:

“L’ingrediente o gli ingredienti di un alimento che rappresentano più del 50% di tale alimento o che sono associati abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore e per i quali nella maggior parte dei casi è richiesta un’indicazione quantitativa”.

Con il nuovo regolamento esecutivo Ue 775/2018 (che reca modalità di applicazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 ), i produttori saranno costretti ad indicare in etichetta l’origine degli ingredienti principali dei loro prodotti solo in alcuni casi.

Ovvero solo quando c’è il rischio che il consumatore si possa confondere sulla provenienza di un alimento in quanto ad esempio vi sono diciture, illustrazioni, simboli o termini sulla confezione che si riferiscono a luoghi geografici.

Agricoltura, Bellanova: “Europa verde è occasione da non perdere”

Il nuovo regolamento però non verrà applicato sui prodotti Dop, Igp e Stg e su quelli a marchio registrato che con una scritta o con segnali grafici indicano già di per sé la provenienza del prodotto.

Secondo diverse associazioni però, in questo modo le aziende che falsificano il cibo italiano potranno continuare a vendere indisturbate proprio grazie al fatto che hanno un marchio registrato che richiama l’Italia.

Tranne Germania e Lussemburgo, che si sono astenuti, tutti gli atri stati membri hanno approvato il nuovo Regolamento.

La Francia ha già chiesto una proroga per i suoi decreti Origine sull’indicazione di provenienza del latte e la carne usata in preparazioni alimentari.

Agricoltura, allarme Coldiretti: natura in tilt con la finta primavera

E l’Italia?

“L’Italia – ha spiegato il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella – si sta attrezzando per chiedere una proroga, perché noi abbiamo già in vigore da un paio di anni dei Decreti sperimentali per quanto riguarda latte e prodotti lattiero-caseari, pomodoro, riso e pasta. Quindi oggi il consumatore in etichetta può vedere da dove viene la materia principale. Con l’entrata in vigore di questo regolamento, decadono di fatto, diciamo giuridicamente, questi decreti perché il regolamento ci specifica che tale indicazione può essere solo messa in evidenza nel momento in cui si possa creare una confusione”.

Il nostro Paese – ha aggiunto poi Gallinella – si è già attrezzato e “a breve notificherà, come hanno fatto altri Paesi, la richiesta di proroga di questi decreti. Voglio anche ricordare che l’Italia con il decreto semplificazione del gennaio 2019 ha istituito una base giuridica, modificando l’articolo 4 della legge del 2011, per quanto riguarda l’origine la provenienza dei prodotti”.

(Visited 188 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago