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Etichette alimentari, dal verde al nero per le mucche da latte

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La prevenzione a tavola è fondamentale per ridurre i rischi per la nostra salute. Lo scorso anno nell’Unione Europea, si sono ammalati di cancro 2,7 milioni di cittadini e 1,3 milioni hanno perso la vita.

Secondo la Commissione Ue, senza un intervento tempestivo nel 2035 i casi aumenteranno del 35% e per questa ragione ha disposto un piano di etichettatura nutrizionale obbligatoria per indicare quali siano le bevande alcoliche e i cibi cancerogeni “per consentire ai consumatori di fare scelte informate“.

Una scelta, che ha scatenato la rabbia dei produttori.

Il progetto, che stanzia 4 miliardi di euro per permettere agli Stati membri di uniformarsi, partirà tra il 2022 ed il 2023.

Entro la fine del 2022, la Commissione europea dovrebbe presentare una proposta di etichettatura nutrizionale armonizzata e obbligatoria, da apporre sulla parte anteriore delle confezioni, per definire i profili nutrizionali e limitare la promozione di alimenti ad alto tenore di sostanze come ad esempio sale, zuccheri e/o grassi.

Inoltre, la Commissione europea ha chiesto all’Efsa di fornire consulenza scientifica sulle sostanze nutritive importanti per la salute come energia e fibre; gruppi di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle diete delle popolazioni europee e relativi sottogruppi; criteri atti a orientare la scelta di sostanze nutritive e altri componenti onde stabilire profili nutrizionali.

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Quanto alla carne, e alla sua etichettatura, non va dimenticato il benessere animale.

Per questo Compassion in World Farming (CIWF) e Legambiente presentano le loro proposte per un’etichettatura secondo il metodo di allevamento per le vacche da latte.

È necessaria un’etichettatura secondo il metodo di allevamento, volontaria, univoca e nazionale, che renda i consumatori protagonisti della transizione verso sistemi di allevamento più sostenibili.

Le associazioni auspicano che il prossimo Governo, attraverso il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute e Accredia, operi con maggiore trasparenza rispetto ai precedenti, coinvolgendo pienamente la società civile, e quindi i consumatori, nella creazione degli standard nazionali di “certificazione del benessere animale”.

Una collaborazione che possa portare alla realizzazione di una chiara tabella con cui identificare con facilità i diversi metodi di allevamento, come a esempio, al pascolo, a stabulazione libera o a stabulazione fissa (con le vacche legate).

Attualmente, secondo le Associazioni, le etichette presenti sul mercato possono essere anche molto fuorvianti: claim che si riferiscono a “verdi pascoli”, così come etichette e certificazioni disomogenee e confondenti sul benessere animale, oltre ad aumentare il rischio di veicolare informazioni poco chiare, rendono impossibile al consumatore districarsi e, soprattutto, fare scelte di acquisto coerenti con i propri desiderata.

Secondo CIWF e Legambiente, la loro proposta di etichettatura che descrive i diversi sistemi di allevamento delle vacche da latte, sottolinea l’importanza della dismissione dei sistemi alla posta, dove le vacche possono trascorrere anche tutta la propria vita legate, e dell’accesso al pascolo, che consente alle vacche di esprimere comportamenti naturali propri dei ruminanti.

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“La conoscenza dell’etogramma di una specie allevata, cioè dell’insieme dei comportamenti naturali manifestati dalla specie – ha dichiarato Dario Buffoli, medico veterinario esperto in etologia e benessere animale –  è parte sostanziale nella messa a punto di indicatori e di sistemi di valutazione del benessere animale e, in questo, il metodo di allevamento è precondizione essenziale per poter valutare le oggettive possibilità di benessere degli animali allevati”.

Un’etichettatura secondo il metodo di allevamento rappresenterebbe, inoltre, un utile strumento per indirizzare i fondi del Next Generation EU e della prossima Politica Agricola Comune, a sostegno degli allevatori, per valorizzare coloro che già si impegnano ben al di sopra dei limiti di legge e per sostenere la transizione a sistemi più rispettosi del benessere animale.

Secondo CIWF e Legambiente, i fondi che potevano essere indirizzati a favore del benessere animale, nella scorsa PAC sono stati sottoutilizzati.

“Le amministrazioni – ha commentato Federica di Leonardo di CIWF – dovrebbero essere messe in grado di sviluppare una strategia che metta a sistema le diverse opportunità offerte dalla PAC al fine di creare un percorso di lungo periodo che preveda investimenti successivi al fine di un miglioramento del benessere degli animali. Sarebbe inaccettabile utilizzare ancora una volta i fondi PAC per finanziare lo status quo, cioè i sistemi di allevamento intensivi, la cui insostenibilità è stata ormai ampiamente acclarata. Si tratterebbe di un’operazione in piena contraddizione con il Green Deal Europeo”.

“Sempre più cittadini sono consapevoli che il sottocosto, ossia quello che non si paga ‘al bancone’, lo paghiamo comunque, anche maggiorato e con soldi delle tasse, in danni alla salute e all’ambiente. Per questo – ha aggiunto Antonino Morabito, responsabile Benessere animale di Legambiente – i fondi in arrivo con il Next Generation EU dovranno sostenere le diverse fasi della filiera dei prodotti di origine animale puntando efficacemente alla crescita della sostenibilità e del benessere animale. Mettere i cittadini, grazie all’etichettatura con metodo di allevamento, in condizione di operare scelte utili alla transizione ecologica dell’allevamento italiano è urgente e prioritario per il comparto zootecnico, per tutelare l’autorevolezza del Made in Italy e, grazie all’effettivo benessere animale, per difendere la salute dei cittadini e dell’ambiente”.

 

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