Etrichetta. L’Italia condivide spirito e obiettivi delle strategie Farm to Fork (F2F) e Biodiversità ma ritiene assolutamente incoerente la scelta di rendere obbligatoria l’etichetta nutrizionale e troppo generici gli impegni sull’etichettatura di origine.

A ribadirlo è la Ministra per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova, in occasione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura europei svoltosi stamane in videoconferanza, con all’ordine del giorno gli aspetti rilevanti per l’agricoltura presenti nel Green Deal, e nelle due Strategie Farrm to fork e Biodiversità.

Condividiamo lo spirito e gli obiettivi delle due strategie, la necessità di ridurre l’impronta ambientale e climatica del sistema alimentare, migliorare la qualità dei prodotti, garantire la sicurezza alimentare e la salute pubblica” – afferma Bellanova – “perché accada, senza tradursi in una pesantissima penalizzazione delle filiere agricole, è necessario l’equilibrio tra competitività e sostenibilità, e gli strumenti proposti devono essere pertinenti, efficaci e realizzabili. Sotto questo profilo, trovo assolutamente incoerente la scelta di rendere obbligatoria l’etichetta nutrizionale e troppo generici gli impegni sull’etichettatura di origine”.

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Per la Ministra all’interno della strategia presentata dalla Commissione Europea, c’è una contraddizione piuttosto evidente:

“Vorrei capire – afferma – come la Commissione intende attuare l’obiettivo condivisibile di armonizzare a livello mondiale gli standard di sostenibilità, se non si rende obbligatoria l’indicazione dell’origine delle materie prime e se non vengono introdotte clausole di questo tipo negli accordi commerciali tra Unione europea e Paesi terzi”.

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“Contraddizione per niente banale – conclude Bellanova – non possiamo continuare a chiedere impegni sempre più pressanti alle nostre imprese se non affrontiamo questi due problemi: certezza dell’origine delle materie prime, accordi commerciali solo nel rispetto delle nostre stesse regole. Altrimenti l’attuazione delle due strategie rischierebbe di far lievitare i costi di produzione dei prodotti agricoli europei, che diventeranno sempre meno competitivi sui mercati internazionali e sullo stesso mercato europeo”.

 

 

 

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