La notizie è emersa dall’analisi di alcuni documenti da poco desecretati in cui emerge che la company americana pagava detenuti di colore per iniettare loro dell’amianto per confrontare gli effetti con quelli del borotalco

L’azienda statunitense Johnson & Johnson negli anni 60 avrebbe condotto degli esperimenti su alcuni detenuti afroamericani per valutare gli effetti dell’amianto sulla loro pelle.

È quanto emerge dall’analisi di alcuni documenti desecretati nel corso di una serie di cause che vedono protagonista l’azienda produttrice del famoso borotalco.

Secondo quanto scritto da Bloomberg, 12 detenuti di un carcere vicino Philadelphia, circa 50 anni fa, si iscrissero a un programma che prevedeva, in cambio di denaro, che venisse iniettato nel loro corpo dell’amianto potenzialmente cancerogeno per valutare quali sarebbero stati gli effetti sul loro organismo e la loro pelle. Il motivo era legato al fatto che l’amianto era uno dei componenti principali del talco prodotto da J&J.

A condurre l’esperimento, il dermatologo dell’Università della Pennsylvania Albert Kligman che secondo organi di stampa statunitensi avrebbe condotto centinaia di esperimenti sugli esseri umani in quegli anni all’interno della prigione di Holmesburg in Pennsylvania.

La J&J, interpellata sull’argomento, ha fatto sapere di essersi pentita di aver collaborato con il dermatologo in quegli anni ma ha poi sottolineato che secondo gli standard sanitari dell’epoca, il lavoro e le sperimentazioni del dottor Klingman erano del tutto leciti.

Covid, nuovi studi dimostrano l’origine del virus: “Viene dal mercato degli animali di Wuhan”

“Siamo profondamente dispiaciuti per le condizioni in cui sono stati condotti questi studi che non riflettono in alcun modo i valori o le pratiche che impieghiamo oggi”, sono state le parole di Kim Montagnino, portavoce dell’azienda sanitaria.

“In qualità di  azienda sanitaria più grande al mondo – ha aggiunto Montagnino – il nostro approccio trasparente e diligente alla bioetica è al centro di tutto ciò che promettiamo ai nostri clienti e alla società”.

A non essersi mai pentito è stato il dottore che ha condotto gli esperimenti. Morto nel 2010 non ha mai riconosciuto alcun illecito. “Il mio uso di prigionieri pagati come soggetti di ricerca negli anni 50 e 60 era in linea con il protocollo standard di questa nazione per condurre indagini scientifiche all’epoca”, disse nel 1998 a un giornale locale.

Borracce di plastica, allarme sostanze chimiche: “Ce ne sono alcune mai trovate prima”

Articolo precedenteÈ morto l’elefante più sacro dello Sri Lanka, aveva 68 anni
Articolo successivo300 obiettivi in 180 giorni. Presentati in Campidoglio i prossimi passi dell’amministrazione Gualtieri