Cultura

ERNESTO “CHE” GUEVARA, IL GUERRILLERO HEROICO

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9 ottobre 1967, quasi mezzo secolo fa, veniva ucciso Ernesto Che Guevara. Meglio conosciuto come “el Che”, Ernesto Guevara, morì a 39 anni a La Higuera, combattendo sulle montagne della Bolivia.

Barbaramente trucidato, dopo la cattura, dagli sgherri boliviani di Barrientos e dagli agenti della Cia. Una notizia terribile e inattesa, soprattutto per quei giovani che, in quel momento, provavano per il “ Guerrillero Heroico”, il sentimento più autentico della rivoluzione socialista mondiale. Membro del “Movimento del 26 luglio”, dopo il successo della rivoluzione cubana assunse un ruolo nel nuovo Governo. Secondo per importanza, solo a Fidel Castro (suo alleato politico). Nei primi anni ‘60 lasciò Cuba per attuare la rivoluzione popolare in altri Paesi, prima nell’ex Congo belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia.

L’8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz. Il giorno successivo venne ucciso e mutilato delle mani nella scuola del villaggio. Il suo cadavere, dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande, fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997.

Da allora i suoi resti si trovano nel mausoleo di Santa Clara di Cuba.  Descritto come un criminale capace di uccisioni di massa, nonché cattivo politico per la sua gestione come Ministro dell’Industria negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione cubana per i suoi oppositori, la figura di Che Guevara ha assunto da allora, quella di icona dei movimenti rivoluzionari di sinistra.

Un mito, non solo per i cubani ma anche, e forse soprattutto, per coloro che si riconoscevano (e riconoscono) nei suoi ideali.

Non è possibile immaginare Ernesto senza la politica, l’ideologia e la lotta di liberazione. Tutta la sua crescita e le sue decisioni strategiche ne sono state segnate. Quando mi domandate dove sarebbe oggi, rispondo sempre che se non fosse stato assassinato in Bolivia, l’America latina sarebbe libera, sovrana, indipendente e socialista. Ernesto non avrebbe mai lasciato la lotta” – scrive nel suo libro “ Io e il Che”, il fratello Juan Martin Guevara.

Sono stati tanti in questi anni, i ”miti” che si sono affacciati sul panorama mondiale, ma scomparsi, evidentemente perché effimeri come la moda che li ha generati. Mentre quello del “Che” ancora resiste e tramanda di generazione in generazione l’entusiasmo di un uomo che fin da giovane decise di sacrificarsi per i popoli oppressi, al grido di “Patria o morte”.

 

 

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