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Emissioni CO2, la Nasa userà i satelliti per monitorarle

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La Nasa ha inviato alla Stazione Spaziale Internazionale(ISS) una nuova attrezzatura per aiutare a tracciare il diossido di carbonio sulla Terra. OCO-3, come è chiamato “l’osservatore” è stato lanciato con un razzo Falcon dalla Florida. Questo nuovo strumento è stato costruito dai componenti avanzati dall’assemblaggio di un satellite, OCO-3,che era stato messo in orbita con lo stesso scopo nel 2014.

I dati dalle due missioni dovrebbero dare agli scienziati un’idea più chiara di come la CO2 si muove attraverso l’atmosfera. Uno dei modi in cui si possono ottenere questi dati è attraverso il confronto tra quelli ottenuti da OCO-2 e OCO-3.

Il primo orbita attorno a tutto il globo in quella che è chiamata “orbita polare sincronizzata col sole”, e  permette di osservare qualsiasi luogo allo stesso momento del giorno. Il secondo, invece, visto che orbiterà attorno alla stazione, potrà osservare solo zone fino a 51 gradi Nord e Sud ma potrà studiarle a differenti orari del giorno. L’interesse sta nel fatto che l’abilità delle piante nell’assorbire CO2 varia durante il corso delle ore diurne. Il Dataset di OCO-3 potrà quindi aggiungere nuovi dati e una nuova prospettiva al suo predecessore.

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“Avere accesso a informazioni sulle differenti ore del giorno sarà estremamente utile,” ha dichiarato la scienziato Dr Annmarie Eldering alla BBC.

Le missioni degli Orbiting Carbon Observatory (OCO) stanno provando a fare luce sull’ancora incerto ciclo della C02: come e dove il gas serra viene emesso (fonte) contro come e dove viene assorbito (foce). Gli esseri umani stanno continuando a sbilanciare questo ciclo, aumentando la concentrazione di gas nell’aria. Al momento le attività umane pompano poco meno di 40 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno, principalmente dalla combustione di carburanti fossilim, e di questi la metà resta nell’atmosfera, causando l’aumento delle temperature.

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Circa un’altra metà viene assorbita dagli oceani, mentre la rimanente CO2 finisce in alcune “foci” a terra. Ma questi dati sono al momento imperfetti: alcune fonti e foci – sia naturali che umane – hanno bisogno di una descrizione più accurata. Gli strumenti OCO incorporano spettrometri che rompono la luce del sole riflessa sulla superfice della Terra trasformandola nei colori base, per poi analizzare lo spettro per determinare quanto C02 è presente

L’interpretazione dei dati è complessa principalmente perché richiede l’uso di modelli atti a spiegare come il gas si mescola nell’atmosfera. Gli strumenti della stazione spaziale aggiungono altre frecce all’arco delle osservazioni dell’ OCO – un sistema di specchi oscillanti che permettono di scannerizzare un raggio molto più ampio della superficie della Terra.

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Questa modalità “snapshot” consente di formare mappe di zone a interesse speciale(come le metropoli) in un singolo passaggio, mentre con solo il satellite OCO-2 ciò avrebbe richiesto parecchi giorni. OCO-3 sarà posizionato nel segmento giapponese della stazione spaziale. Il suo ciclo vitale sarà organizzato in tre anni, dopo i quali verranno lanciati altri satelliti per l’osservazione del diossido di carbonio.

L’Europa, per esempio, sta pianificando di aggiungere alla serie di satelliti Sentinel un gruppo di “osservatori” che mapperanno la CO2 in un’area molto più ampia rispetto a quelli della serie OCO, mantenendo però la stessa precisione. Questo network orbitante consentirà di individuare e monitorare l’impegno delle nazioni a ridurre le emissioni di diossido di carbonio, come ratificato dall’accordo sul clima di Parigi del 2015

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