Un 2019 di fuoco che vede bruciati nel totale più di 20 milioni di ettari di foreste. Di questi circa 12 milioni di ettari sono andate in fumo solo in Amazzonia, 27mila ettari nel Bacino del Congo, oltre 8 milioni nell’Artico, 328mila ettari tra foreste e molti altri ettari in Indonesia.

L’Australia è tra le protagoniste dei roghi boschivi con risultati pericolosi e catastrofici mai visti prima: solo nel New South Wales le fiamme hanno bruciato circa un milione di ettari e ucciso ben 350 koala.

Come riporta il Wwf, gli incendi sono il risultato della combinazione di deforestazione, agricoltura, zootecnia e cambiamenti climatici. Tutti questi fattori concorrono ad annientare vaste aree di foreste che svolgono un ruolo di adattamento al riscaldamento globale e assorbono un’enorme quantità di anidride carbonica.

Un’altra zona devastata dagli incendi boschivi è stata l’Indonesia. In questa area quest’anno sono stati registrati i peggiori roghi dal 2015.  E secondo i dati riferiti dal portale Conservation International dal primo gennaio 2019 fino al 15 novembre in Amazzonia sono stati registrati 233.473 incendi.

I territori delle comunità indigene in Amazzonia hanno registrato un aumento del 79% della deforestazione dall’agosto del 2018 al luglio di quest’anno. Due organizzazioni brasiliane hanno anche denunciato il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, dinanzi alla Corte penale internazionale dell’Aja per la presunta commissione di “crimini contro l’umanità” e “istigazione al genocidio delle popolazioni indigene”.

Una denuncia che accusa il capo dello Stato anche di omissione nei confronti dei “crimini ambientali in Amazzonia”, dove si è verificata una crescita del 29,5% della deforestazione dovuta a incendi e tagli di alberi attribuite a gruppi che hanno agito in modo organizzato.

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