emergenza siccità

La crisi idrica che sta colpendo il Paese riguarda i maggiori corsi d’acqua soprattutto al Nord (ma si sta spostando anche verso il Meridione). La situazione regione per regione

La siccità in Italia è ormai vera emergenza. Tanto che diverse regioni – non solo al Nord – stanno valutando la richiesta dello stato di calamità naturale. L’ultima, in ordine di tempo, la Regione Lazio. Lo avevano già fatto Piemonte ed Emilia-Romagna.

“Nelle prossime ore proclameremo lo stato di calamità naturale. L’emergenza climatica non è un problema del futuro, è un problema del presente. Vediamo quello che sta succedendo in tutta Italia, dobbiamo muoverci anche noi”, aveva detto ieri il governatore Nicola Zingaretti.

Ma è al Nord che la terra brucia maggiormente. Le cause? Precipitazioni assenti, neve dimezzata e temperature al di sopra della media. O, in altre parole, uno degli effetti della crisi climatica in corso.

Se ne parlerà oggi e domani alla Conferenza delle Regioni alla quale parteciperà anche il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, che ieri aveva preso parte alla riunione a Palazzo Chigi con i tecnici dei diversi ministeri interessati all’emergenza siccità.

Siccità, l’emergenza nelle regioni settentrionali

Nel Nord del Paese l’emergenza idrica è tra le peggiori degli ultimi settant’anni. Sorvegliato speciale, ormai da tempo, è il Po. Per il Grande Fiume è allarme rosso. La decisione è stata presa ieri dall’Osservatorio per le crisi idriche sulla base di un dato incontrovertibile.

La portata del fiume a Pontelagoscuro, vicino la foce, nelle scorse ore era di 175 metri cubi al secondo. Il valore medio di giugno è di almeno 1400 metri cubi al secondo.

Il problema riguarda tutte le regioni lungo cui il Po scorre. I contadini di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che dal Po prelevano le acque per irrigare i loro campi si sono ritrovati a dover fare i conti con un ulteriore taglio del 20% dopo il dimezzamento dei prelievi delle scorse settimane.

In Piemonte una delle situazioni più difficili. Qui 145 comuni già ricevono acqua dalle autobotti o allacci d’emergenza. La regione guidata da Alberto Cirio aveva chiesto un maggiore rilascio dai bacini della Valle d’Aosta. Niente da fare, però. Da Aosta hanno fatto sapere che la situazione, lì, non è abbastanza buona per aiutare i vicini.

A pagare le conseguenze della siccità anche la Liguria, dove sono stati segnalati danni all’agricoltura. Soprattutto al foraggio, uliveti e basilico.

Siccità nel Centro Italia, fiumi in affanno e razionamenti in corso

L’emergenza siccità sta scendendo verso Sud e ha già toccato la gran parte delle regioni centrali del Paese. Fiumi come l’Arno, il Tevere e l’Aniene sono in grande sofferenza.

La situazione peggiore nel Lazio che – ha fatto sapere Zingaretti- chiederà lo stato di calamità. In Toscana la Regione ha deciso di limitare i consumi d’acqua delle famiglie e delle imprese ai soli
scopi essenziali per tutti i comuni fino a fine settembre.

Situazione difficile ma non critica in Umbria, Abruzzo e Molise. Qui la difficoltà per gli agricoltori di approvvigionarsi d’acqua ha portato a una riduzione delle colture che va dal -15% per il grano in Abruzzo al -40% di foraggio in Molise.

Siccità, il Sud tiene. Ma potrebbe essere questione di tempo

Situazione senz’altro meno critica nel Sud del Paese dove la siccità si avverte ma è ancora lontana dall’emergenza. Secondo Coldiretti, la Sicilia starebbe lottando contro uno stress idrico per agrumi, fichidindia e ortaggi. Non andrebbe meglio in Basilicata (-40% la produzione di cereali e -60% quella di foraggi) e in Puglia (-80 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla capacità media del periodo).

In Campania a soffrire sono soprattutto l’alto Casertano, il Sannio e l’Irpinia per la produzione di grano duro. Infine in Sardegna, ai danni dovuti alla siccità, si sommano quelli legati all’invasione delle cavallette.

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