Elezioni, l’Europa vira a destra. Macron ko, Francia al voto

L’estrema destra primo partito in Francia e Austria, crollano quasi ovunque i Verdi.

Una bocciatura senza appello per molti partiti di governo in Europa, con l’ascesa della destra, sia moderata che estrema. Questo, in estrema sintesi, il risultato delle elezioni europee, con esiti assolutamente clamorosi in Francia, Germania e Austria.

A livello nazionale, in Francia il grande sconfitto è Emmanuel Macron: il suo partito ha preso appena il 14,5% contro il 32% dell’estrema destra di Marine Le Pen, ed è per questo che il presidente ha sciolto l’Assemblea Nazionale e indetto nuove elezioni, con il primo turno previsto il 30 giugno.

Partiti di governo bocciati anche in Germania: la Cdu, il centro-destra di Ursula von der Leyen, è il primo partito, seguito però dall’ultradestra di AfD che ottiene quasi il 16% e fa incetta di voti soprattutto tra i giovani. Seguono i socialdemocratici di Scholz con poco più del 14% e crollano alleati di governo come i Verdi, finiti al 12%.

In Austria stravince l’estrema destra con il partito di Herbert Kickl che ottiene quasi il 26% dei voti, davanti al centro-destra del cancelliere Kark Nehammer che raccoglie quasi il 25% ma perde oltre nove punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni. I socialdemocratici si fermano al 23% e i Verdi calano al 10,7%.

In Spagna, i socialisti di Pedro Sanchez escono sconfitti dal Partito Popolare: il centro-destra ottiene il 34%, i socialisti il 30%. Cresce anche l’estrema destra di Vox che supera il 9%.

In Belgio, stravince l’estrema destra euroscettica e anche gli indipendentisti fiamminghi, con una buona crescita anche della sinistra. Il premier Alexander De Croo, appartenente al centro-destra, dopo la sconfitta ha annunciato le dimissioni.

In Ungheria, il partito del premier Viktor Orban si conferma il primo nel Paese ma perde molti consensi rispetto alle scorse elezioni. In Slovacchia, il centro-sinistra all’opposizione supera il partito di governo di Robert Fico. In Polonia, il primo partito si conferma quello del premier Donald Tusk.

L’appuntamento elettorale europeo, in tutti i Paesi, è stato caratterizzato da una forte astensione: in media, ha votato solo il 38% dei cittadini europei aventi diritto. Solo dall’Olanda, dal Portogallo e dai Paesi nordici arrivano timide inversioni di tendenza rispetto al quadro generale.
L’allenza Laburisti-Verdi guidata da Frans Timmermans supera di due seggi l’estrema destra di Geert Wilders, con il centro-destra del premier uscente Mark Rutte che si ferma a quattro.
In Portogallo, il primo partito è quello socialisti, che ottiene il 32% e supera di misura il centro-destra al governo che ha ottenuto il 31%. L’estrema destra di Chega scende al 9% ma si conferma nettamente terzo partito.
In Danimarca, Svezia e Finlandia, anche se con risultati diversi, ad ottenere i miglior risultati in termini di crescita rispetto alle scorse elezioni sono soprattutto i partiti socialisti e i Verdi, con un netto calo delle formazioni di destra.

I socialisti, comunque, reggono in quasi tutti i 27 Paesi e resta un’evidente spaccatura tra la destra moderata e quella estrema, con l’innegabile vittoria del Ppe che darà un forte impulso alla probabile riconferma di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea. La cosiddetta maggioranza Ursula, infatti, resta maggioritaria, anche se gli equilibri, in questo caso, sono tutti a favore dei popolari rispetto ai socialisti e ai liberali di Renew Europe. Ad ogni modo, le ambizioni future del Green Deal europeo, con una maggioranza del centro-destra, appaiono destinate al ribasso.