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Eleonora Evi a TeleAmbiente: “La nuova Pac mantiene lo status quo. Cingolani ministro inadeguato”

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Eleonora Evi parla a TeleAmbiente della recente riforma della Pac: “Mantiene lo status quo e favorisce i colossi”. E su Roberto Cingolani non cambia idea: “Ministro inadeguato”.

Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, parla a TeleAmbiente degli ultimi sviluppi legati alla riforma della Politica agricola comune, approvata dalle commissioni Ambiente e Agricoltura del Parlamento europeo. E anche di Roberto Cingolani, dopo le controverse uscite delle ultime due settimane.

Onorevole Evi, quali sono le principali criticità della nuova Pac?

Ora resta solo il voto in plenaria, noi Verdi stiamo ascoltando i tanti cittadini che contestano quest’accordo. Di fatto, questo accordo mantiene lo status quo fino al 2027: un terzo del bilancio dell’Ue, 400 miliardi di euro, soldi di tutti i cittadini, andranno a finanziare ancora una volta chi fa pratiche agricole industriali o allevamento intensivo. Per noi è assolutamente inaccettabile, viviamo una crisi climatica sotto gli occhi di tutti che porta altre crisi come quelle della biodiversità o dell’inquinamento. I soldi dell’Europa vanno indirizzati in modo giusto, rischiamo di perdere un’occasione irripetibile e dobbiamo agire subito. Siamo molto delusi di questo accordo che quasi tutte le forze politiche hanno approvato, per l’Italia Pd, M5S, Forza Italia e Lega. Le risorse vengono destinate in base al numero di ettari o di capi di allevamento: è evidente che questi criteri vanno a beneficio delle aziende più grandi, mentre quelle più piccole continueranno a sparire com’è successo finora (in Europa abbiamo perso negli ultimi 10 anni cinque milioni di aziende agricole e otto milioni di posti di lavoro). Mi auguro che il Parlamento europeo chieda alla Commissione di rivedere questa misura e presentarne una nuova, che sia in linea con strategie molto positive, come la Farm to Fork o quella sulla biodiversità“.

Il ministro Cingolani ha fatto molto discutere con le dichiarazioni delle ultime due settimane, in particolare con quelle sul nucleare. Voi Verdi ne avete chiesto le dimissioni, anche se ha appena corretto il tiro, spiegando che il nucleare di quarta generazione non sarà disponibile nel breve termine e che l’unica strada sono le rinnovabili. Questa rassicurazione è sufficiente?

Onestamente non credo, il ministro ha dato prova di non avere le idee chiare sulla Transizione ecologica. Penso all’autorizzazione di nuove trivellazioni nel Ravennate e di nuovi inceneritori, mentre quella sul nucleare è una discussione surreale. Lui stesso ha riconosciuto che le tecnologie di cui si parla non sono pronte e sono costosissime, senza dimenticare il problema dei rifiuti che attanaglia i Paesi europei che ancora usano il nucleare. Dimentica anche che gli italiani hanno detto di no con due referendum e che l’Italia, grazie ai Verdi, è stata l’apripista ad una scelta che oggi stanno abbracciando sempre più Paesi. Cingolani è un ministro inadeguato per il suo ruolo, non può continuare a definire la Transizione ecologica un bagno di sangue. Il processo non sarà facile, questo è certo: ci saranno dei settori e dei posti di lavoro che andranno persi, ma sono molti di più quelli che possono essere creati con un’economia pulita. Il ministro Cingolani ha le idee confuse e non è adatto a guidare quel Ministero, lui ascolta soprattutto settori industriali italiani molto indietro sull’innovazione e sulla sostenibilità. Credo che Cingolani voglia rimandare la Transizione ecologica e dilazionarla nel tempo, ma il tempo è proprio ciò che oggi non abbiamo“.

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